VECCHIO BIVACCO BAFILE - 4 agosto 2011 | Stampa |
Scritto da Claudia   

 

Chi ama il Gran Sasso non può non conoscere le imprese di Andrea Bafile. L'alpinista aquilano è noto come il signore delle Fiamme di Pietra, per aver aperto, tra quelle ardimentose guglie, vie ormai divenute classiche. E' lui che ha dato il nome al Campanile Livia; il giorno della scalata sulla sua Via del Camino (3 ottobre 1944), decise insieme a Bruno Marsilii di dedicare la cima a Livia Garbrecht, un'alpinista romana caduta sul Gran Sasso l'anno prima. Era innamorato del Gran Sasso e lo si capisce soprattutto per due sue iniziative. Nel 1950 pubblicò una guida "Scalate sul Gran Sasso", insieme con D'Armi e Mallucci, un volumetto sintetico e spartano, che è un piccolo capolavoro, che mi è capitato spesso di consultare per la chiarezza e la precisione degli schizzi. Questo sotto ne è un esempio. Uno schizzo firmato Andrea Bafile!

L'altra sua iniziativa è la costruzione di un piccolo rifugio sul massiccio. Era il 1949 e il Franchetti, la cui costruzione iniziò nel '58, non esisteva ancora. Occorreva un punto di appoggio per gli alpinisti tra Corno Grande e Corno Piccolo e lui scelse il ripido pendio morenico che sale verso il ghiacciaio del Calderone. Sotto due grossi massi, un po' scomodi da raggiungere, costruì il suo rudimentale bivacco e subito gli alpinisti lo battezzarono "il Buco", in dialetto "ju Busciu". Col Lupetto oggi voglio andare a cercare proprio "ju Busciu".
Nella foto ho segnato la sua posizione.

Centaurea triumfetti.

Il cielo è coperto e tira un bel vento freddo, a cui spero di sfuggire entrando nel Vallone delle Cornacchie.

Non siamo soli. Il Lupo della Laga accompagna il gruppo del Trekking Italia Bologna al ghiacciaio del Calderone e sono felice di poter fare un'altra uscita con gli amici conosciuti sul Gorzano. Il Lupetto si mette in testa e fa gli onori di casa.


Nella valle siamo al riparo dal vento, ma non dalla pioggia. Per fortuna sono solo poche gocce.

Luca Mazzoleni e i "muli del Franchetti", ci superano sul sentiero, stracarichi di viveri e vettovaglie per il rifugio. Ma anche noi diamo una mano portando aglio, sedano, lattuga e basilico. Il Lupetto è contento come una Pasqua nel rivedere Chicco, il pastore abruzzese di Luca, che sale con disinvoltura anche sul tratto attrezzato. Bravo Chicco!!!! Ma tu non porti niente?

Il Lupetto, spinto dalla voglia di raggiungere Chicco, ingrana la quarta e si perde all'orizzonte nella sua corsa verso il Franchetti. Il resto del gruppo avanza invece tranquillamente col passo magico del Lupo della Laga.

Arriviamo al rifugio Franchetti (2433 m) e troviamo il Lupetto che fa le coccole a Chicco.

Lupo e pastore finalmente riappacificati.

Il bivacco è ben visibile dal Franchetti, e mi stupisce che sia stata qui tante volte senza notarlo.
Ma si vede nella foto?

Ora faccio uno zoom e indico la strada percorsa col Lupetto per raggiungerlo dal ghiacciaio.

Intanto saliamo verso la Sella dei Due Corni, inseguendo il Lupetto che scappa via impaziente.

Le Fiamme di Pietra per un alpinista sono un parco delle meraviglie e mi fermo a mostrare agli amici i passaggi più spettacolari della via Chiaraviglio-Berthelet.

Poco prima della sella il sentiero si fa ripido e scivoloso e...

...mette a dura prova le gambe già fiaccate da una settimana di escursioni.
Forza, che ormai manca poco!


Alla sella troviamo ad accoglierci il vento, il sole e...

...tante fioriture, tra cui L'Adonis distorta...

... il Cerastium thomasii...

... e il Galium magellense.

Percorriamo l'ultimo tratto con l'animo in trepida attesa dello spettacolo tanto atteso...


... e finalmente eccoci al ghiacciaio.

Aaaaahuuuuuuuuuuuuuuuuuuu!!!!!!!!!!!!!!!!



L'anfiteatro roccioso delle vette tutt'intorno e il piccolo e prezioso ghiacciaio che racchiude sono uno spettacolo che mi lascia sempre senza fiato e mi viene da ululare. Anche il Lupetto si fa prendere da una gioia incontenibile e si mette a correre a destra e a manca e a rotolarsi sulla neve più felice che mai.


Prova anche a scivolare, ma senza successo.

Che bello essere qui insieme!!!

Senza indugiare troppo a lungo, salutiamo il ghiacciaio (del quale abbiamo già raccontato in altre relazioni) per andare alla ricerca del piccolo rifugio di Andrea Bafile. Siamo sulla morena e non ci sembra poi tanto strano dover scendere per un ripido pendio tra grosse pietre e lingue di neve. E' un mondo in continuo movimento e mi stupisce che sia stato scelto per costruirvi un bivacco.

In breve raggiungiamo il bivacco e mi scopro emozionata nello scoprire un angolo nuovo (almeno per me) del tanto amato Gran Sasso. I roccioni che fanno da tetto al bivacco sono davvero enormi e comincio a capire i motivi della scelta del luogo.

Il tempo non ha lasciato troppi segni sul bivacco. C'è una porta in legno e due piccole finestre.
Le pietre della parete muraria sono cementate. Bafile e i suoi amici, i compagni dell'università che lui chiamava affettuosamente "i negri", e i montanari di Assergi impegnati nella costruzione della funivia, portarono i sacchi di cemento in spalla dal versante aquilano, scavalcando la Sella del Brecciaio e il Passo del Cannone. Poi insieme lavorando di cazzuola tirarono su questo piccolo rifugio, "ju Busciu".

Sulla porta d'ingresso si riesce ancora a leggere la data di costruzione, scolpita a terra sulla soglia.
Era il luglio del 1949.

Sotto di noi il rifugio Franchetti e il Vallone delle Cornacchie. Davanti la Est del Corno Piccolo.

L'interno è ancora praticabile e il pavimento è anch'esso in cemento. C'è una crepa proprio nel mezzo, ma visto il posto in cui siamo si può considerare un danno di poco conto.

Il Lupetto si fa prendere dall'entusiasmo e...

...si mette al lavoro come un'ape operaia, per costruire delle panche con pietre e assi di legno.

Al centro della piccola stanza, trovo un chiodo sotto il masso-tetto che probabilmente veniva usato per appendere la lampada. Forse faccio camminare troppo la fantasia, ma mi piace pensare che questo chiodo sia stato piantato proprio da Andrea Bafile.

Ci gustiamo il panino seduti sulla soglia, con le nuvole che ci corrono sulla testa, e immaginando di venire a dormire qui, come Andrea Bafile e i suoi amici. Sarebbe bello se venisse ristrutturato come bivacco, pochi posti letto e qualche coperta... Ci sarebbe da richiudere qualche buco e da sistemare gli infissi, ma senza esagerare... a me piace anche così! In inverno con la neve sarà certamente meglio il nuovo locale invernale del Franchetti, ma in estate una notte qui sul Calderone sarebbe una bella esperienza!!

Ripartiamo con un po' di malinconia e con la certezza che torneremo.
Seguiamo un tracciolino tra i ghiaioni in discesa, senza risalire al ghiacciaio, e intercettiamo il sentiero poco più a monte del Franchetti.



Il resto del gruppo è qui in pausa pranzo. Mi fermo a chiedere notizie sul bivacco a Luca Mazzoleni e il Lupetto ne approfitta per spupazzarsi Chicco. Che cagnolone tenero!!! Per poco non si mette in braccio a fare le fusa come un gatto!!!

E' amore a prima vista!! Il Lupetto non vuole più andare via!!!

Quando gli dico, " Rimani al rifugio! Chiedi a Luca di tenerti come lavapiatti..." scatta su
e si rimette in cammino.

Sul sentiero del ritorno si mette a fare scherzi. Il Lupo della Laga si ferma prudentemente a far ricompattare il gruppo, così da non rischiare la caduta di pietre e il Lupetto discoletto gli lancia i sassolini
 facendolo sobbalzare.


Prima del tratto attrezzato mi fermo sui prati a fotografare fiori e a guardarmi intorno. Ad essere sinceri non mi va di andare via e la cabinovia chiude alle cinque, perciò ho ancora tanto tempo per gustarmi
 il Gran Sasso. L'Aster alpinus.


Fiore o farfalla?

Col Lupetto guadagno la vetta di uno sperone, come camosci guardiamo da lontano il Lupo della Laga che scende con il resto del gruppo. Poi ci arrendiamo e ci rimettiamo in marcia per raggiungerli.


Alla Madonnina, prima di riprendere la cabinovia, ci rilassiamo a mangiare un gelato.
Il Lupo della Laga si gusta un cornetto rimirando la sua amata...

... ma il Lupetto gli rovina la magia del momento, chiedendogli: "Dov'è la Laga?
E' talmente piatta che non riesco a vederla!!!".

Sono contenta di aver ripercorso le tracce di Andrea Bafile, un personaggio rimasto nella storia alpinistica del Gran Sasso... e non solo! Lo sapevate che è stato proprio lui ad inventare il dissipatore? La piastrina di metallo con i buchi, ormai in dotazione a tutti i kit da ferrata, è frutto della sua ricerca indirizzata alla riduzione dei rischi dell'alpinismo. Negli anni Settanta si indicava con la sigla ABA, Arrampica Ben Assicurato.

Per la strada mi fermo a rimirare Sua Maestà e mi viene da pensare che Andrea Bafile, morto nel 2009, non ha visto il nuovo impianto combinato a Prati di Tivo... e non ha visto la frana di Pietracamela... e la prima invernale di Fulmini e Saette...

Se vuoi venire in montagna con noi vai al sito www.abruzzoparks.it 

 

 

 

Commenti 

 
#1 Lupa Fantasma 2011-08-14 16:58
Un caro saluto a tutti gli ardimentosi lupi.
Sono qui (in un posto imprecisato, considerata la mia...immaterialità) con il sig. Bafile: è assolutamente felice, soddisfatto e orgoglioso della considerazione e dell'apprezzamento che gli avete dimostrato.
Unisco i miei complimenti ai suoi: ogni vostra avventura è uno spettacolo di amore e rispetto "divulgativo" nei confronti della natura!
 
 
#2 Lupetto 2011-08-14 18:27
proprio un bel cagnone Chicco, mi piacerebbe tanto averne uno così
 
 
#3 cavaliere silente 2011-08-16 08:33
Ammetto che ormai sono diventato un fedelissimo del vostro blog!!! Le relazioni sono curate e molto interessanti. Questa, in particolare, trasmette amore e passione. Tante volte sono passato, incurante e distratto, da "quelle parti" con l'unico intento di raggiungere la cima!! Ora so che un momento di riflessione non sarebbe stato "tempo perso"....Complimenti. Un "Cavaliere della polvere".
 
 
#4 Lupaclà 2011-08-16 13:15
Grazie! Conosco le imprese del vostro gruppo e vi seguo da tanto. Tra appassionati di montagna ci sono tante affinità. Ho guardato le foto scattate a maggio e il bivacco è totalmente sepolto sotto la neve... era lì e non lo sapevo!

 
 
#5 Lupo della Laga 2011-08-16 15:55
Per Lupaclà
La prossima volta che vai fuori sentiero ti lascio al Franchetti a preparare l'insalata...
 
 
#6 Lupaclà 2011-08-16 19:55
Avresti voluto venire con noi... dì la verità!
 
 
#7 madrelupa 2011-08-17 15:10
Ah, ahuuuuu!! E' assurdo pretendere che i lupi seguano i sentieri!
 
 
#8 donatello 2011-08-21 10:23
Bellissima questa rivisitazione storica. Io di questo bivacco ne avevo vagamente sentito parlare, ma credevo fosse andato completamente perduto.
Potrebbe essere uno spunto anche per uno scatto da parte mia!
Ciaoo
 
 
#9 PAOLO 2011-08-22 22:10
la montagna avvolge e coinvolge sempre.......Perdonatemi.......di quale Andrea Bafile parlate? Conosco soltanto quello sepolto a Guardiagrele nel sacrario dedicato ai caduti abruzzesi della grande guerra.
 
 
#10 Lupaclà 2011-08-23 13:10
E' un caso di omonimia... era comunque lo zio, eroe di guerra, al quale nel 1966 fu intitolato il bivacco posto a 2669 m su uno spallone della cresta sud-orientale della Vetta Centrale del Corno Grande.
Se sei curioso guarda www.caiabruzzo.it/public/images/AndreaBafile.pdf
 
 
#11 PAOLO 2011-08-23 13:53
ti ringrazio.
 

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