GOLE DEL SAGITTARIO - 24 maggio 2012 | Stampa |
Scritto da Claudia   

 

C'è un angolo d'Abruzzo che ha fatto battere forte il cuore ad artisti e letterati: le Gole del Sagittario.
Il suggestivo canyon, che il fiume Sagittario ha scavato, con la millenaria azione erosiva delle sue acque, si estende tra i comuni di Villalago e Anversa degli Abruzzi. Il fiume nasce sotto l'abitato di Villalago e scorre, dopo aver attraversato le gole, verso la Valle Peligna, per unirsi poi all'Aterno nei pressi di Popoli.
Le spettacolari pareti rocciose del canyon hanno da sempre affascinato gli innumerevoli viaggiatori che si avventuravano nelle terre d'Abruzzo. La regione, a causa della sua natura aspra e accidentata, era stata considerata per secoli una terra chiusa e isolata, frequentata solo da briganti. Nell'Ottocento, il viaggio in Abruzzo giunse a rappresentare un'avventura nell'ignoto, anche per viaggiatori esperti, attratti in particolare dai paesaggi maestosi e dagli aspetti più marcatamente "romantici" delle zone interne.
Tra questi vanno ricordati gli inglesi Richard Keppel Craven e Edward Lear, entrambi autori di interessanti resoconti di viaggio.

 Non ci sono meno di sette o otto ponti rustici lungo tutta l'estensione della valle, che non si allarga mai e che in molti posti lascia un ristretto spazio per un sentiero così poco rialzato rispetto alla riva che, tutto le volte che il Sagittario è accresciuto da piogge violente o dallo sciogliersi delle nevi, diventa subito impraticabile. In un punto la distanza tra le due rupi non è più di dodici piedi; in un altro il fiume precipita attraverso un'apertura che ha scavato in una spessa roccia, in un profondo abisso (...); in un terzo passa sotto uno strato di pietra calcarea (non senza aver dato ad essa la forma di un arco) che fa da ponte, poi scorre via dal lato opposto come se sgorgasse da lì. In uno dei pochi punti in cui lascia uno spazio libero relativamente esteso, le rocce sono disposte isolatamente e sono di considerevole grandezza e di forma fantastica, cosicché la valle o piuttosto il borro offre un aspetto singolarmente selvaggio, stupendamente ornato da ciuffi di rampicanti e da fiori che crescono nelle spaccature della roccia. Questo passo è comunemente chiamato Gola di Anversa o Foce di Scanno. Qui il fiume è denominato Acqua della Foce e prende il nome di Sagittario solo raggiungendo la più ampia valle di Anversa; prima di questa un paese detto Castro Valva si mostra a considerevole altezza sulla sinistra. 
(Richard Keppel Craven, 1837)

 Lear ci regala anche delle illustrazioni.

 (...) con uno sguardo ho notato un abisso, la Foce di Scanno, che sembrava uno scenario degno dell'inferno dantesco. (...) Non ho parole per dare una pallida idea della terribile magnificenza della veduta. Villalago si trova sull'orlo di un burrone, sopra un tremendo abisso, attraverso il quale il Sagittario, che d'inverno diventa un torrente pauroso, scorre verso la pianura di Sulmona; una stretta mulattiera segue i meandri ora attraverso spazi aperti, ora attraverso fenditure così strette che c'è spazio solo per il fiume e per uno stretto passaggio. Gli Stretti di San Luigi sono spaventosamente alti ed angusti e, ad eccezione del periodo estivo, non sono transitabili.

(...) dopo gli stretti di San Luigi il passo diventa a ogni istante più terribile e sublime; da una parte si allarga verso un'ampia valle, sulla quale, a ridosso di una roccia a picco, un paesino, Castro di Valva, sembra affacciarsi sospeso e vacillante; ma vicino ad Anversa (il cui castello è visibile dall'ingresso della gola) le magiche rupi, che cingono il sentiero, superano veramente ogni fantasia. E' un sollievo fuggire da questa fredda prigione verso la successiva collina luminosa e aperta.
(Edward Lear, 1843) 

Ma ci sono anche altre illustri testimonianze. 

"E' il fiume
che mugghia, è il Sagittario che si gonfia
nelle gole. Si sciolgono le nevi
ai monti, alla Terratta, all'Argatone
e il Sagittario subito s'infuria."
(Gabriele D'Annunzio, "La fiaccola sotto il moggio", 1904)

Nel tratto che va da Villalago ad Anversa, il corso del Sagittario riempie lo spettatore
di paura e di un selvaggio piacere.

(Anne Macdonnel, 1908)

Le montagne scendono a picco, scheggiate, arse, paurose;
il fiume gorgoglia fra i massi, precipita in cascatelle,
fugge a rivoli, si raccoglie a laghetti. 

(Emidio Agostinone, 1912)

Poi negli anni venti (tra il '23 e il '27) arrivarono le Ferrovie dello Stato e costruirono la diga di San Domenico al Sagittario, per alimentare la centrale idroelettrica di Anversa. Da allora, a
ttraverso una galleria di 6 km, scavata nelle viscere della montagna, l'acqua dall'invaso viene convogliata fino al pozzo di carico a valle di Anversa, da dove precipita con una caduta di 350 metri nella sottostante centrale a turbine. 
L'invaso, oltre che fornire energia elettrica, ebbe il merito di dare vita ad un lago dalle meravigliose acque cristalline, nelle quali si specchiano le montagne intorno... il Lago di San Domenico
(riserva naturale regionale dal 2005).



Per ragioni di costo, la diga (profonda 24 metri) fu costruita nel punto più stretto della valle... e quindi proprio agli Stretti di San Luigi!! Una parte delle gole fu definitivamente sommersa e a valle della diga il canyon divenne tristemente silenzioso. Il canto antico delle acque spumeggianti del Sagittario si spense... tacquero le cascate... il vecchio percorso per Scanno scomparve sotto le frane naturali, i materiali di risulta e le opere di contenimento della nuova strada... i mulini di Anversa chiusero i battenti. Col passare degli anni alla vegetazione idrofila è subentrato un fitto bosco di aceri ed ornielli. Solo a valle di Anversa, grazie alle abbondanti sorgenti del Cavuto, il fiume Sagittario riprende vita e ricompare così la preziosa vegetazione acquatica. A difesa dell'ambiente umido delle sorgenti e della flora rupicola delle gole (fortunatamente conservatasi intatta), si è deciso di istituire nel 1991 l'Oasi WWF delle Gole del Sagittario, che poi nel '97 è divenuta una riserva naturale regionale di 450 ettari.
Grazie all'impegno degli operatori l'acqua del Sagittario è tornata a scorrere nelle gole dopo sessant'anni di secca. Il Comune di Anversa degli Abruzzi, gestore della riserva, è riuscito a concordare con l'Enel un rilascio d'acqua che garantisca il livello minimo di portata necessario a ristabilire
almeno gli equilibri ambientali.

Nel mese di maggio i Lupi tornano più volte a visitare le gole, con un itinerario che tocca i paesi di Anversa degli Abruzzi e Castrovalva... anche per l'uscita didattica di una scolaresca.
Anversa degli Abruzzi è un antico borgo medievale, arroccato in una posizione strategica per il controllo dell'accesso meridionale della valle peligna. Del Castello normanno, gravemente danneggiato dal terremoto del 1706, restano solo i ruderi della torre di avvistamento che domina l'abitato. Il terremoto aquilano del 2009, invece, ha provocato danni alla chiesa di Santa Maria delle Grazie (sec. XVI)...

... caratterizzata nella facciata da un ricco portale rinascimentale in pietra calcarea, datato 1540.

Accanto alla chiesa si può fare rifornimento d'acqua. Dietro, i resti della torre. La rocca è divenuta famosa per l'ambientazione della tragedia dannunziana "La fiaccola sotto il moggio".


Da Piazza Roma ci inoltriamo tra i caratteristici vicoli interni del borgo,
transitando davanti alla chiesa di San Marcello (sec. XI), patrono del paese.

Il portale tardogotico è impreziosito nella lunetta da un affresco, del 1472, che raffigura una Madonna col Bambino e i Santi Marcello e Vincenzo. Uno dei Santi porta come segno del martirio una macina da mulino legata al collo.

Attraverso i sottopassaggi voltati ad arco ricavati tra le case
 si intravede l'abitato di Castrovalva... la nostra meta.



I segni del culto tradizionale di San Domenico, che nel 1013 scelse come rifugio una piccola grotta della Valle del Sagittario, sono scolpiti in questo portale del 1666: il serpe, il pesce, la spada e i ferri da mulo.

 

Dal paese scendiamo alla sorgente Cavuto... e già si apre una bella vista
sulla cresta del Monte Sant'Angelo, dove sorge arroccato Castrovalva.

La sorgente e la sua preziosa vegetazione acquatica.




Col Lupetto ci divertiamo a scovare nell'acqua tricotteri, efemerotteri e plecotteri. 



Siamo nel cuore della riserva... tra salici, pioppi, ontani, noci e roverelle...
e non ci stupisce l'incontro con un merlo acquaiolo.


C'è anche un giardino botanico diviso per ambienti tematici: quello arido (rupi, rocce e ghiaioni), quello ripariale (stagno e sorgenti) e quello dei muschi e delle felci. Alzando lo sguardo si possono ammirare le abitazioni arroccate di Anversa.

Il vecchio mulino ospita il centro visita della riserva...

... posto sotto le rosse pareti del Colle San Michele, estrema propaggine della cresta del Monte Sant'Angelo. Alla base della parete affiorano in più punti le acque della sorgente Cavuto.

Il sentiero che sale a Castrovalva permette di ammirare da vicino le pareti della forra, ed è attrezzato con vari pannelli, che approfondiscono con dovizia di particolari gli aspetti geologici delle gole e di tutto il comprensorio montuoso della zona di Scanno.

Non resta che avviarci... all'ombra della fitta vegetazione.

Alle radure si apre la vista sulle pareti intorno.

In un punto è visibile l'uscita dalla galleria scavata nella roccia della statale 479 per Scanno che passa in alto nelle gole.

Col Lupetto sono andata davvero ad affacciarmi (in un altro giorno).


In ogni anfratto un nido dei gracchi corallini.
Col binocolo cerchiamo il picchio muraiolo, simbolo della riserva... ha le ali rosse, bianche e nere, che batte come una farfalla... ma non lo trovo. Con tutti questi gracchi si sarà rifugiato altrove.

Come dice Lear, Anversa domina l'uscita delle gole.

 

Torniamo sul sentiero.
L'ambiente di forra permette la crescita di fiori che normalmente preferiscono quote più elevate...
come questa Sassifraga callosa.

La lunaria invece ama proprio le forre.

Dal bosco saliamo all'arbusteto... a citiso, biancospino, ginepro, prugnolo e ginestra.
Questo ginepro è cresciuto un bel po'.



L'eliantemo maggiore.

Il sentiero sbuca sulla strada asfaltata che sale a Castrovalva. Proseguiamo un tratto sulla strada e la macchina fotografica (quella pigrona) se ne resta nella custodia a poltrire... e invece avrebbe dovuto documentare l'avvistamento di un cervo e la visita a una grotta ricca di quarzi.
Dopo un tornante rientriamo sul sentiero e tra fioriture di Latte di gallina...

... profumatissimo timo...

... e vilucchio bianco e rosa...

 


... raggiungiamo il crinale panoramico.

Qui sorge la chiesetta di San Michele Arcangelo (XII sec.), patrono di Castrovalva.


La cresta è molto allettante e non resistiamo a percorrerla tutta.

Al di là delle gole, a ovest, si eleva lo sperone di Pizzo Marcello, scogliera fossile.

A est si scorge la Valle Peligna, il Morrone e il Pescofalcone ancora innevato. In primo piano la formazione calanchiva del Caccavone. Sul pendio alberato si distingue la traccia del sentiero che faremo per riscendere ad Anversa degli Abruzzi...

... che prima ammiravamo dal basso e ora...

 

Su una roccia trovo un minuscolo Ciombolino.

Quest'immagine racconta molto: la lunga cresta dove sorge arroccato Castrovalva e dietro il Monte Sant'Angelo; la strada che sale per stretti tornanti e poi attraverso una galleria giunge al paese sul versante opposto; il valico della Cona, che si percorreva per andare a Scanno nei periodi in cui le gole non erano transitabili e secolare via di passaggio per le greggi in transumanza verso il Piano delle Cinque Miglia; dietro il valico le sommità del Monte Genzana.

Alzando lo sguardo al cielo si fanno incontri interessanti, che la mia macchina fotografica non riesce a documentare. Con un binocolo puntato su Pizzo Marcello e sul Mezzana riusciamo ad avvistare tre aquile reali. L'apertura alare le rende inconfondibili.

Non ci resta che visitare il nido d'aquila... sospeso a sfidare ogni legge di gravità.

La salita finale ci regala un'altra sorpresa... una Centaurea scannensis (il fiordaliso del Sagittario), endemismo puntiforme delle Gole del Sagittario, non ancora fiorita...

... ma un'immagine del fiore non può mancare...

All'estremità del borgo fortificato sorge quella che doveva essere la residenza del signore feudale.

Il nucleo più antico del borgo sorgeva proprio qui e...

 

... l'arco medievale ne è la testimonianza.

 

Le case sono addossate le une alle altre e i vicoli sono strettissimi.
Le abitazioni sono ben curate, ma vuote... sembra che tutti siano scappati via all'improvviso!
Il silenzio è rotto solo dal miagolare di qualche gatto.

Anche la chiesa è in miniatura, Santa Maria delle Grazie.

Tornando alla porta e percorrendo Via del Belvedere, con magnifici affacci sulle gole,
raggiungiamo (con due passi) Piazza Risorgimento...

... dove si erge la chiesa parrocchiale di Santa Maria ad Nives (XVI sec.).

I ragazzi si fermano qui a sbranare i loro panini e il clamore attira l'attenzione dei pochi abitanti del paese (in inverno sono una trentina). Un gentile signore di nome Antonio si offre di mostrarci il presepe della chiesa parrocchiale, una sua realizzazione permanente in cui la natività è ambientata proprio nella piazzetta di Castrovalva.

 
C'è la chiesa, con accanto l'abitazione di Antonio...

... e tutti i palazzi ottocenteschi che affacciano sulla piazza... i cani del paese...
 l'agriturismo "Nido d'aquila"...

C'è anche la fonte!


 
Ci complimentiamo con Antonio e ripartiamo zaini in spalla. Appena fuori dall'abitato, però, ci aspetta un'altra tappa. L'ultimo tornante della strada di accesso al paese, il girone Escher, è stato intitolato all'artista olandese Maurits Cornelis Escher (quello delle scale impossibili), che nel 1929 soggiornò da queste parti e realizzò una litografia su Castrovalva, oggi ammirata in tutto il mondo.

Opi, Scanno, Goriano Sicoli e Castrovalva sono i paesi abruzzesi immortalati dall'artista olandese (vedi qui).
Tra il 1928 e il 1935 visitò l'Abruzzo per ben tre volte e rimase affascinato dai nostri paesaggi. Vagabondava di paese in paese, rinvigorendosi al contatto con la natura incontaminata. Davanti alla litografia raccontava con nostalgia ad un amico: "Ho trascorso un intero giorno seduto su quella stretta strada di montagna. Sopra di me c'era la scuola e ho ascoltato con piacere le chiare voci dei bambini
che cantavano i loro ritornelli".

Nel dipinto, in basso a destra, si vede Anversa degli Abruzzi, in lontananza il paese di Cocullo.

Oggi c'è qualcosa in più... la frazione Casale di Cocullo... l'autostrada e il lungo tunnel...
ma lo scorcio non ha perso il suo fascino.

 
Sul sentiero di discesa si aprono tra gli alberi meravigliosi affacci sui due paesi.

 




Torniamo alle sorgenti di Cavuto, stanchi per le emozioni della giornata. 
Ora dove le troviamo le forze per risalire su ad Anversa?

Un gradino alla volta... percorriamo i 60 metri di dislivello... circa trecento scalini che ci riportano in piazza.


Siamo saliti per il sentiero n.18 e scesi per il n.19, superando un dislivello di circa 360 m... ai quali vanno aggiunti i 60 metri tra Anversa e la sorgente Cavuto. Le foto sono state realizzate in giorni diversi...
siamo lupi che amano approfondire!!

Se vuoi venire in montagna con noi vai sul sito www.abruzzoparks.it 


 

 

Commenti 

 
#1 Lupaclà 2012-06-12 15:55
Mi preme mostrare quello che era... e ora è sott'acqua. Le citazioni letterarie sono finite con la diga... dovremo accontentarci delle gole di Celano, anche se quelle non hanno cascate...

La vecchia strada ad un livello più basso.
www.sandomenicoabatevillalago.it/percorso/contenuti/032.jpg
L'arcata del ponte che collegava la vecchia strada con l'eremo di San Domenico.
www.sandomenicoabatevillalago.it/percorso/contenuti/034.jpg
www.sandomenicoabatevillalago.it/percorso/contenuti/036.jpg
La linea nera indica il livello dell'acqua.
www.sandomenicoabatevillalago.it/percorso/contenuti/030.jpg
 
 
#2 PAOLO 2012-06-12 22:11
ci sono montagne che mi fanno sentire ""piccolo, piccolo"" ma pieno di gioia", altre che mi riempiono di tristezza e mi rendono insopportabile la solitudine..........(trenta paesani soltanto che fanno in mezzo a quelle case?.che gran vuoto!!!!!). Scanno, Anversa ecc. parlano di tempi remoti e di luoghi antichi, irrecuperabili, pietrificati.........in un passato ancora più disumano dell'attuale. ciao
 
 
#3 Lupaclà 2012-06-12 22:41
Dopo il caos delle nostre città, la solitudine di questi paesetti può sembrare allettante... almeno per una vacanza. In estate tra parenti, amici e qualche romantico solitario (quasi tutti di Roma) si arriva a oltre duecento presenze.
 
 
#4 madrelupa 2012-06-13 09:07
Invidio Craven e Lear; hanno potuto ammirare luoghi dall'aspetto ormai perduto e modificato. Soltanto la fantasia, nutrita dai loro racconti, può farceli immaginare e ...rivedere!
 
 
#5 PAOLO 2012-06-13 17:26
madre lupa concordo pienamente con Lei! hai afferrato subito il mio stato d'animo.Peccato(?!?)che la fantasia debba nutrirsi con la nostalgia..........che e' dolore......ciao,ciao
 
 
#6 Lupetto 2012-06-18 11:27
sulla cresta c'erano tanti ciccioni (bombi) ronzanti
 
 
#7 lupo della laga 2012-06-20 21:51
Fantastica la Renault 4 nella piazzetta di Castrovalva...un gioiello nello scrigno
 

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