SENTIERO GEOLOGICO/1 - 19 agosto 2012 | Stampa |
Scritto da Claudia   


Con il Lupo della Laga prosegue l'esplorazione del versante teramano del Gran Sasso.
Stavolta siamo ai piedi del Paretone, l'imponente struttura costituita dalla Nord-Est della Vetta Orientale del Corno Grande e dalla sua Anticima Nord. Alto più di 1500 metri e largo alla base oltre 2 km, come un muraglione domina sui paesi di Casale San Nicola, Forca di Valle e Isola del Gran Sasso, con uno sbalzo visibile fin dal mare. L'osservazione di quest'ambiente selvaggio costituito da pilastri, rocce deformate, frane, creste e prati vertiginosi consente di rivivere le varie fasi della storia di formazione del massiccio, cominciata circa 200 milioni di anni fa.

Con questo intento, il Sentiero Geologico transita sotto la base del Paretone e risale la Valle dell'Inferno e il Monte Aquila. Noi Lupi non l'abbiamo mai percorso e allora chiediamo notizie agli amici. Tutti ci rispondono con un categorico: "Non esiste più". E che fine ha fatto? "Smantellato". Perché?!.... e da chi? La cosa ci incuriosisce. 

 Come si cancella un sentiero? Sulla nuova carta del Gran Sasso (edita nel 2009) c'è... 211A e parte di 214A. Andiamo a vedere.

 

Partiamo da Casale San Nicola (859 m), storica porta di accesso dal teramano, poche case e un ruscello, all'ombra del Paretone e... del viadotto autostradale (no comment). Transitiamo presso la Fonte San Nicola, da dove esce solo un filo d'acqua. Il culto di San Nicola, insieme a quello di San Michele Arcangelo (numerose sono le grotte Sant'Angelo delle nostre montagne), è giunto in Abruzzo dalla Puglia sulla groppa di pecore e pastori.


Col muso all'insù sbirciamo la parete e le sue ferite. I segni gialli sono le nicchie di distacco delle frane da crollo che da sempre interessano questo versante. In alto a sinistra, la Farfalla è quello che rimane di una frana di enormi dimensioni verificatasi nel 1897. Più fresco il segno della frana del 22 agosto del 2006 che ha interessato la base del Quarto Pilastro (lo battezziamo "Il Nagual"?). In entrambi i casi all'abitato di Casale San Nicola è arrivato solo il pulviscolo. Il Calcare Massiccio del Corno Grande, infatti, soprattutto in prossimità della faglia del Canale Iannetta, è notevolmente fratturato (anche a livello microscopico), e il materiale di frana nel suo rotolare a valle (a una velocità di qualche decina di metri al secondo) si riduce in detriti finissimi (le bianche scie verticali che solcano la parete). E' per questo motivo che alla base del Paretone e nelle vicinanze del paese non si vedono grandi blocchi rocciosi.
E' interessante leggere le parole di Orazio Delfico che per primo nel 1794 salì sulla Vetta Orientale. A proposito del Paretone scrisse:"... ed alzando lo sguardo mi si presentava il monte in tutto il resto della sua elevazione spoglio di ogni vegetabile produzione, lacero, e maltrattato da' lunghi secoli, in cui ha dovuto essere bersaglio delle meteore".

Con una piccola deviazione facciamo visita alla chiesetta di San Nicola (1096 m), che sorge al margine di un pianoro denominato "Prato dei Frati". Purtroppo è chiusa e possiamo ammirarne solo gli esterni. La chiesetta, semplice e modesta, ha un'unica navata, con copertura a capanna e fronte quadrato. Faceva parte dell'antico monastero di San Niccolò a Corno, fondato poco dopo l'anno 1000 da San Pier Damiani e tenuto dai monaci camaldolesi fino agli inizi del 1400. Del convento non restano che pochi resti accanto alla chiesa.

 
Sul portale la data del restauro.

 


Ehi, lucertolina! Com'è l'interno?

Torniamo sulla retta via, al fresco della faggeta.

Il sentiero (tratto del S.I., ben curato) segue il canale di gronda dalla presa San Nicola I e II...


... alla presa di Fonte Nera.

Nei pressi della fonte imbocchiamo una carrareccia che sale verso le Coste dello Scangolo. Poi, in corrispondenza di un tornante (freccia direzionale giallo-rossa con contrassegno SG), prendiamo a sinistra una traccia ben visibile che in poco tempo conduce ad un bel affaccio sul Fosso della Valle dell'Inferno, il selvaggio vallone che delimita a Sud il Paretone.

Siamo proprio sotto la Farfalla.

Il sentiero ora è meno evidente e i segni sono pochi e scoloriti.
Attraversiamo un torrentello e risaliamo sul versante opposto.

Poco dopo, tagliando a mezza costa la sinistra orografica del vallone, raggiungiamo il Fosso dove confluiscono le acque della Valle dell'Inferno.

Qui nel fosso, l'acqua e la neve la fanno da padroni...
di anno in anno si rinnova la lotta tra frane e vegetazione.

 
Tra le pietre, spigarole (quelle viola sono le foglie apicali)...

... e macchie di epilobium augustifolium.

Scendiamo sul letto del torrente e lo risaliamo (che divertente!) per un breve tratto in direzione del salto, incastonato tra alte pareti strapiombanti (ca. 1250 m). Nonostante l'estate secca, l'acqua scorre copiosa, alimentata da sorgenti di trabocco.



La cascata invece è quasi asciutta.
Chi fa torrentismo, giunto qui, si ritrova a dover superare un'ultima calata da 73 m!

Una frana sulla destra orografica del fosso ha cancellato in parte i segni del sentiero, che sale ora verso lo sperone che chiude a sud la Valle dell'Inferno. Lasciamo il letto del torrente e risaliamo nella faggeta sul pendio opposto, costeggiando alla base ripide pareti calcaree. I segni ora sono difficili da individuare, perché ricoperti di vernice grigia. Chiaramente qualcuno ha deciso di cancellarli. Il Lupo della Laga riesce comunque a fiutare il sentiero che ci conduce fuori dal bosco fino ad una radura (tubo di ferro caduto dall'alto). Traversando a sinistra, notiamo con sorpresa una targa in alto sul costone e incuriosita mi arrampico tra le ortiche per raggiungerla.

Risaliamo in obliquo un costone fino ad un punto molto panoramico, denominato "La Terrazza" (1546 m).
In questa foto del versante sud-est del Corno Grande è evidente il piano di sovrascorrimento (la cengia verde), lungo il quale le rocce più antiche (le dolomie del triassico e più in alto il calcare biancastro sommitale depositatosi circa 200 milioni di anni fa) si sono accavallate e sovrapposte alle formazioni rocciose più recenti, che risultano perciò completamente rovesciate e fratturate. 

La vista si apre anche sulla sottostante Valle Siciliana.
In fondo il crinale di Cima Alta e del Montagnone.

Siamo ormai sulla testata dello sperone che chiude la valle a sud...

... in affaccio sul tratto appena percorso.

Ci aspetta ora un ripido ed esposto canale roccioso-erboso, un tempo attrezzato con catene. Lo stesso che ha cancellato i segni, ha provveduto a tagliare le catene, ormai inservibili, ciondolanti e prive di aggancio, ancora sul pendio... forse a imperitura memoria del glorioso passato del Sentiero Geologico. Dopo una rapida valutazione, decidiamo di tentare la salita, senza tirare fuori corda e ferraglie varie.

Ben presto, però, ci pentiamo della decisione presa. Ad ogni passo il terreno ci frana sotto le zampe e i ciuffi d'erba non sono il massimo degli appigli. Ecco spiegate le catene. Ok. Tiriamo fuori la corda e ci assicuriamo ad un alberello abbarbicato sulla sinistra del canale.

Ora possiamo proseguire in sicurezza. Mentre me ne sto appollaiata tra i rami, il Lupo della Laga, lottando con zanne e artigli, si arrampica su per la parete erbosa fino all'alberello più a monte. Poi mi recupera a sua volta e finalmente usciamo dalle difficoltà. 

Risaliamo ora il crinale scoperto dello sperone...

... arioso e panoramico.
Accidenti... mi scappa un aaahuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuu!!!!!!!

Intravediamo anche il Rifugio San Nicola (aguzza la vista).

Sconsigliato in caso di pioggia.

Siamo 500 metri più in alto della cascata, in bilico tra il vallone a destra...

... e il valico del Vaduccio a sinistra. In fondo P.zzo S. Gabriele e il Brancastello.
Sui pianori erbosi sottostanti sorge il Rifugio D'Arcangelo. Facciamo un saltino?

Il Sentiero Geologico prosegue fino alla cima del Monte Aquila, noi invece salutiamo la Valle dell'Inferno e scendiamo al rifugio. La fame si fa sentire...  per la stanchezza mi trascino dietro la corda senza neanche avvolgerla in una matassa.

Questo piccolo rifugio dagli infissi gialli, posto a quota 1655 m, era un tempo un vecchio ricovero di pastori (vicino ci sono ancora i recinti) ed era conosciuto come "Il Vaduccio", per la sua prossimità al valico. Per di qua transitavano le greggi dirette dalla Valle Siciliana alla piana di Campo Imperatore. In seguito fu ristrutturato dalla sezione CAI di Isola del Gran Sasso e dedicato al suo fondatore ed ex presidente Nicola D'Arcangelo. E' costituito da un unico vano attrezzato di cucina con stufa a legna, tavolo con panche e quattro posti letto con coperte. Manca l'acqua, che va portata in spalla da fondovalle. Per le chiavi bisogna rivolgersi al CAI di Isola.

Dopo la sosta ristoratrice...

...saliamo al Vaduccio per intercettare il sentiero 212, che ci ricondurrà a valle.
La parte alta del Geologico dovrà aspettare... ma torneremo.


Una nuvoletta solitaria ci ammicca dal Vado di Corno.

Scendiamo nel bosco per comodi tornanti.

Casale San Nicola è lontano e c'è ancora da fare un bel po' di strada...

... ma non posso lasciarmi sfuggire l'occasione di fare visita all'Acerone. Ad una curva del sentiero (1320 m) si devia a destra (per chi scende) e seguendo alcuni ometti in pietra e dei segni arancioni si giunge ad ammirare l'acero plurisecolare. Alto più di 35 metri e con una circonferenza di 8 metri, il patriarca ha una grande cavità nel tronco (annerita purtroppo dal fuoco che qualche esemplare sottosviluppato di sapiens vi accese anni fa) capace di contenere fino a 6/7 persone. Cerco una foglia da riportare al Lupetto, ma non ne trovo e i rami sono irraggiungibili. Pazienza... grazie di esserci nonno albero.
Siamo prossimi al tramonto, la luce è scarsa e... l'arte fotografica pure (
foto De Ruvo).

Dopo una discesa infinita nel bosco, torniamo sul Sentiero Italia e proprio all'imbocco del 212 troviamo una targa indicante il Sentiero Geologico!!... qui???? Sarebbe questo allora? E quali sarebbero i lavori di manutenzione a cui accenna la targa? Quelli di smantellamento dell'altro tracciato? Ci ripromettiamo di indagare.

Al di sopra del bosco si scorge il "nostro" sperone... visto da qui sembra più roccioso che erboso.

Forse è solo un miraggio, causato dalla disidratazione. L'acqua negli zaini è finita da un po' e alla prima occasione facciamo scorta, senza stare troppo a preoccuparci. 

Ci fermiamo ancora una volta ad osservare in silenzio il Paretone che ci ha fatto compagnia per tutto il giorno... e avvistiamo un'aquila volteggiare con ampi giri sulla Valle dell'Inferno...

... anche lei si gode il tramonto.

Dettaglio cartografico dell'anello percorso (vecchia carta del CAI). Tra Casale San Nicola e lo sperone a sud della Valle dell'Inferno c'è un dislivello di circa 870 metri. Dalla cascata in poi i segni sono stati cancellati e le catene dell'unico tratto impegnativo ed esposto sono state rimosse. Occorrono allora un buon senso d'orientamento e una corda.

 

 Dopo aver indagato in lungo e in largo e grazie alle ricerche di archivio del Lupo della Laga,
riusciamo finalmente a ricostruire la storia del Sentiero Geologico del Gran Sasso.
Il Sentiero Geologico nasce allo scopo di diffondere la conoscenza dell'ambiente montano, su iniziativa della Commissione Scientifica e Tutela Ambiente Montano della sezione CAI di Teramo e, in particolare,
del geologo ideatore Leo Adamoli.
Inaugurato il 28 giugno 1987, il sentiero percorre un itinerario ad anello attorno al sottogruppo Corno Grande-Corno Piccolo, al quale si può accedere sia dal versante teramano (Prati di Tivo e Casale San Nicola), sia da quello aquilano (Albergo di Campo Imperatore, Vado di Corno). Nell'immagine sotto, l'itinerario "A".

 

Il sentiero si snoda attraverso varie formazioni calcaree, formatesi in un intervallo di tempo che va da 200 a circa 10 milioni di anni fa. Tali sedimenti rappresentano la testimonianza della successione nel tempo di svariati ambienti marini: articolate aree costiere, piattaforme carbonatiche, bacini marini profondi con montagne sottomarine in parte emerse (Corno Grande) e in parte sommerse (Monte Aquila). L'assetto tettonico (pieghe, faglie), ben visibile lungo tutto l'itinerario, testimonia il secondo momento della storia del Gran Sasso, costituito dal sollevamento dei sedimenti fino alle attuali quote, ad opera dell'orogenesi appenninica. Le spinte compressive, iniziate a partire dal Miocene superiore, poco meno di 10 milioni di anni fa, hanno variamente deformato con pieghe, faglie e fratture le formazioni rocciose, dando origine, assieme all'azione morfogenetica delle glaciazioni quaternarie e degli altri agenti atmosferici, alla morfologia attuale.

Il 28 giugno 1987, sotto la guida di Leo Adamoli, di Aldo Possenti, allora Presidente del CAI di Teramo, e di Piero Angelini, che aveva diretto le varie fasi di attrezzatura di alcuni tratti con largo concorso di soci provenienti da molte sezioni abruzzesi e non, si inaugura il Sentiero Geologico del Gran Sasso. La realizzazione dell'anello è stata possibile grazie al tracciamento di un nuovo itinerario, denominato "Sentiero della Valle dell'Inferno", che dal Fosso Gravone conduce alla vetta del Monte Aquila. L'intero anello, da percorrere preferibilmente in senso orario, si può dividere in più tappe, pernottando al Vaduccio o presso il Rifugio Garibaldi. 
La locandina dell'inaugurazione.


 Nel 2006, in seguito ad un accordo tra la Delegazione Abruzzese del CAI e il Parco Nazione del Gran Sasso e Monti della Laga, stipulato per la manutenzione di tutte le vie ferrate, si decide di spostare la percorrenza escursionistica del Sentiero Geologico sull'esistente tracciato che sale al Rifugio D'Arcangelo e da lì per il Vado di Corno (attuale 212) e la cresta est del Monte Aquila (attuale 214), fino a ricongiungersi con l'itinerario originario. In pratica, si decide di eliminare del tutto il tratto del "Sentiero della Valle dell'Inferno".
Ora capisco i segni cancellati, le catene smantellate... e la targa sul 212! Ma perché? A quanto pare, per il numero elevato di incidenti e per la difficoltà di manutenere i tratti attrezzati, messi annualmente a dura prova da frane e valanghe.
Sul cartello relativo ai lavori di manutenzione delle ferrate, il Sentiero Geologico, rappresentato in viola, prevede una deviazione per ammirare la cascata del Fosso della Valle dell'Inferno, e niente di più. Poi si torna sui vecchi sentieri.

 

Alcune cose sono ancora poco chiare.
 Come mai la traccia viola, invece che salire a Vado di Corno (come da accordi), si inerpica nella parte alta della Valle dell'Inferno fino alla vetta del Monte Aquila? E come mai il sentiero smantellato, che oggi abbiamo ripercorso, è riportato sulla nuova carta del Gran Sasso, edita nel 2009? Un ignaro escursionista potrebbe perdere l'orientamento...

Non ci resta che andare a curiosare anche nella parte alta.

(continua) 

Se vuoi venire in montagna con noi via sul sito www.abruzzoparks.it 

 

Commenti 

 
#1 madrelupa 2012-10-10 12:00
Che abbiano deciso di cancellare il tracciato del Sentiero Geologico dentro la Valle dell'Inferno è abbastanza comprensibile, data l'esposizione continua a slavine e frane (avrebbero dovuto fare manutenzione ogni anno per la sicurezza). Che l'abbiano riportato sulla carta del Gran Sasso edita nel 2009 è sicuramente una svista che, anche se è già stata segnalata, dovrà aspettare la riedizione per la correzione.
 
 
#2 madrelupa 2012-10-10 12:01
Comunque siamo in attesa del racconto della parte alta....
 
 
#3 PAOLO 2012-10-10 15:28
Nel 2006, improvvisamente ...fa' la sua comparsa il problema Sicurezza e Loro decidono di chiudere "La parte pericolosa"...e, poi, dimenticano di "comunicarlo", Parbleu! Che storia tipica della Nostra Italietta! Non parlo della carta della Majella di 20 anni fa,.....Lupa Cla', ma di quelle attuali. Fortunati voi due!!!!!!.
 
 
#4 Lupaclà 2012-10-10 21:28
E' stato l'uomo a battezzarla "Valle dell'Inferno"...e a farne la protagonista della cronaca nera... e allora che la lasci pure ad aquile e camosci... per loro è la "Valle del Paradiso!!!
 
 
#5 Lupaclà 2012-10-16 08:49
Che polverone!
La mitica "guglia Bambù", alla base del Quarto Pilastro è rimasta in piedi... sarebbe stato un peccato perdere un pezzo di storia alpinistica del Gran Sasso. L'obelisco di roccia, addossato alla parete, è stato così battezzato da Gigi Mario, che per primo insieme a Emilio Caruso, lo risalì nel 1959.


(Foto scattata nel luglio di quest'anno).
 
 
#6 lupo della laga 2012-11-02 22:22
Grazie a Lupaclà...finalmente sono riuscito a fare il giro completo...se non fosse stato per te, per la tua sete di avventura, non l'avrei mai fatto...
 
 
#7 Lupaclà 2012-11-03 12:05
Grazie a te... e complimenti! Mi è piaciuto molto il modo in cui hai reagito alla situazione di difficoltà... calmo, propositivo, collaborativo e fiducioso nel compagno di cordata.
 
 
#8 solitarywolf61 2017-09-21 17:24
ciao a tutti i lupi.
Ho percorso questo SG negli anni 90'con un amico partendo da campo imperatore e dopo aver salito il mte Aquila abbiamo seguito i segnavia fino ad attraversare il fosso della valle dell'inferno (disceso in canyoning anni dopo)già allora trovammo difficoltà a risalire dal versante opposto segno della scarsa frequentazione, giunti a prati di Tivo siamo risaliti per la val Maone fino al passo della portella e da qui a campo imperatore.
Dato che l'ho proposto a un altro amico cercavo info sullo stato del sentiero quando ho trovato il vostro bel sito con foto e racconto.Beh mi piacerebbe rifarlo però salendo dal versante Teramano.
Ricordo oltre ai panorami mozzafiato sul paretone,sullo jannetta e l'Herron Franchetti le scivolate sull'erba alta.In caso di pioggia da evitare.
Ciao
 

Se vuoi lasciare un commento devi prima registrarti. Ci vorrà poco.