A CROGNALETO...TRA CHIESE, ROCCHE E MULINI 16/02/14 | Stampa |
Scritto da Claudia   

 

 Con i postumi dell'influenza ancora addosso, decidiamo di evitare i venti previsti in quota e scegliamo
una meta più "calda" e tranquilla.

Partenza dal minuscolo borgo di Valle Vaccaro (1105 m), frazione del Comune di Crognaleto (TE). Immediatamente a ridosso dell'abitato si trova un piccolo lembo di bosco ripariale dalle caratteristiche di bosco vetusto. Il frassineto di Valle Vaccaro, infatti, non è stato interessato da utilizzazioni da almeno 40-50 anni, ospita esemplari di frassino maggiore di dimensioni diametriche elevate (fino a 1,30 m) e presenta necromassa vegetale a terra.

Il paesetto è completamente deserto. Niente auto, né camini fumanti, le case però sono ben tenute e recentemente ristrutturate. Deve essere uno di quei borghi che si ripopola solo in estate. Appena scendiamo dall'auto, riceviamo il benvenuto dal comitato di accoglienza... i gatti del paese ci vengono incontro miagolando (avranno finito la scorta dei topi?).

 

La chiesa di San'Antonio Abate, risalente al Cinquecento e ristrutturata di recente, ha in facciata un bel campanile a vela con due campane (più un figlioletto). La chiesa appartiene alla parrocchia di S. Pietro e S. Paolo di Cesacastina. Siamo in terra di Laga e i colori sono quelli della pietra arenaria.

Il frassineto è spoglio, ma nel sottobosco già fioriscono crochi e...

 

... e pié di gallo.

Abbiamo in progetto di toccare chiese, castelli e mulini... perciò sarà meglio mettersi in marcia.
Prendiamo il sentiero che scende verso Cervaro. Compare sulla nuova carta della Laga, ma nella realtà bisogna avere un po' di fiuto per imboccare la traccia giusta.

Vicino a una sorgente, i miracoli dell'acqua: primule e ...

... e anemoni.

Una primula "arborea".

La pista...

... frequentata da cervi...

... affaccia su Cervaro. Bisognerà trovare il modo di abbassarsi di quota.

Girovagando tra vecchi stazzi abbandonati, di cui il bosco ha ripreso possesso, riusciamo a raggiungere Cervaro, e subito prendiamo a salire sul filo di cresta del colle opposto. Da qui la vista spazia fino alle cime
del Monte di Mezzo e della Laghetta.

Da qui riusciamo anche a scorgere la via già percorsa, in discesa da Colle Falcone... e il poggio dietro il quale sorge Valle Vaccaro. Complice il bosco spoglio, possiamo seguire con lo sguardo tutta la traccia.

Il sentiero che seguiamo è una capolavoro di muretti, tornanti e terrapieni. Un tempo doveva essere la principale via di accesso all'abitato di Crognaleto.

Ci regala anche un affaccio molto panoramico.

La vista della Laghetta mi incanta... ne resto ammaliata, tanto che prende forma nel mio cuore la meta della prossima escursione.

Raggiungiamo Crognaleto, dove una signora curiosa ci avvicina per sapere tutto: "Chi siete? Da dove venite? Siete scout, come mio nipote?"... e poi, "Vi preparo qualcosa da mangiare?". Viene fuori che si hanno conoscenze in comune... che il marito ha le chiavi della chiesetta che vorremmo visitare, ma ora non può venire ad aprirla. Bastava che l'avvisassimo prima!!

Proseguiamo verso la nostra chiesetta, la Madonna della Tibia...

... dalla quale si gode di una vista spettacolare verso Sua Maestà.
Peccato per il contro sole e la scarsa perizia del fotografo.

Il santuario della Madonna della Tibia sorge su uno sperone roccioso a monte dell'abitato. Fu eretta nel 1617 come ex voto di un ricco commerciante di Amatrice. Ancora oggi il 9 agosto di ogni anno vi si svolge la tradizionale fiaccolata (vedi qui).

Accanto alla chiesa, locali di accoglienza per i pellegrini.
Il Lupo della Laga cerca di chiudere una finestra, che il vento continua a far sbattere. 

L'interno.

Proseguiamo alle spalle della chiesa, lungo una cengia che taglia le rocce a nord dello sperone.
A terra molte tracce di cinghiali e lupi.


Poco dopo, infatti, entrando nell'abetaia di Piano Roseto...

... troviamo la fatta dei lupi.

Piano Roseto è un piccolo fazzoletto erboso, dove ogni anno, nel primo week end di luglio, si tiene la tradizionale Fiera della Pastorizia, giunta ormai alla 155° edizione; una rievocazione storica della terra dei pastori e della transumanza. Per l'occasione la piana si riempie di stazzi, pecore, stand e punti ristoro, che attirano una gran folla, proveniente da ogni dove. Ora è deserta... segni di aratura suggeriscono la presenza saltuaria di cinghiali. Oltre la piana sono già visibili i ruderi della Rocca di Roseto, dove abbiamo deciso di fare tappa per il pranzo.

La Rocca di Roseto sorge su un rilievo roccioso a 1258 m s.l.m., in posizione strategica e dominante sulla Valle del Vomano, via di comunicazione tra Adriatico e Tirreno. La vista spazia dal Gran Sasso alla Laga, e si spinge fino al mare. Edificata dagli Svevi, fu ristrutturata dagli Angioini con la funzione di avamposto di controllo sui pascoli estivi di Piano Roseto e le praterie della Laga.

Le poderose mura a scarpa fanno ipotizzare una struttura a pianta centrale. I corsi irregolari di pietre poste a secco, lasciano il posto sugli spigoli ammorsati a blocchi più grandi e regolari.

Incontriamo due tipi che perlustrano con il metal detector la zona sotto le mura.
Saranno autorizzati?

Dopo aver banchettato con un pecorino di Farindola buono da leccarsi i baffi, torniamo alla piana.
Il Gorzano fa capolino da sotto le nuvole... c'è vento qui, lassù sarà molto peggio.

Prendiamo la via del ritorno, un sentiero che scende al Fosso Zingano e transita
per il mulino di Valle Vaccaro.

Come spesso accade sulla Laga, il sentiero bisogna conquistarselo.
Dopo qualche tentativo, imbocchiamo la strada giusta, che...

 
... superando complicati passaggi di sesto grado, finisce per condurci finalmente ...

... al fosso (belle pozze per bagni estivi)...

... e al mulino (993 m).
 Il sentiero scende alle spalle del mulino, che sorge a pochi metri dall'acqua del torrente Zingano, addossato ad un poggio. Grazie alla stagione, il canale derivatore delle acqua è ben visibile.

Di fronte il caratteristico arco del canale di restituzione. Il tetto è crollato, mentre le mura di sostegno sono parzialmente integre. A terra, su un frammento dello stipite, si nota un'incisione con la data del 1865, anno in cui il mulino fu restaurato.


Poco distante, rimangono le tracce di un piccolo ponte sul torrente, la via dove transitavano i carri carichi di cereali che scendevano al mulino dall'abitato di Valle Vaccaro.

Il mulino, circondato da faggi e roverelle, sorge in una gola merlata da ardite creste rocciose (la poca luce purtroppo non invoglia a scattare foto).

Guadiamo il torrente e risaliamo verso Valle Vaccaro.

Il sentiero finisce per sbucare sulla strada di accesso al paese, in corrispondenza
di un vecchio cimitero in miniatura.

Un paio di curve e siamo in paese.

Arriviamo con l'animo leggero, contenti di aver percorso un anello tanto ricco di testimonianze di quella che un tempo era la vita della gente di montagna. 

L'itinerario è di sicuro interesse, ma i sentieri hanno bisogno di un bel po' di manutenzione.
Ci riproponiamo di tornare con vernice e pennello.

 

 Se vuoi venire in montagna con noi vai sul sito www.abruzzoparks.it

 

Commenti 

 
#1 lupa melina 2014-03-10 18:25
Mogia mogia per l'incombente influenza, faccio un giro in tana e, dico, DUE relazioni! Sto già meglio.
A volte non c'è bisogno di andar per cime per avere un'avventura appagante. Che bei posti! Chissà dove saranno gli abitanti di questi piccoli centri, se pensano ai loro boschi, ai loro monti, se fantasticano di ritornare e fer rivivere questi borghi...Che tristezza...Brava Lupaclà, sapessi (ma lo sai!) per un escursionista come riempie il cuore trovare una traccia, un segno, un omino che un buon cuore ha tracciato a beneficio di tutti.
 
 
#2 Lupaclà 2014-03-12 23:18
Grazie. Sui segni hai ragione, ma a volte a percorrere un sentiero ben segnato, ti si addormenta il senso dell'orientamento. Quando invece i segni non ci sono, devi metterti di impegno a leggere il territorio, hai la possibilità di divertirti a giocare con cartina e bussola... e poi che vittoria ritrovare il sentiero e giungere alla meta!!
 

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