SORGENTE PANE E CACIO - 23 febbraio 2014 | Stampa |
Scritto da Claudia   

 

Il desiderio è una brutta bestia. La scorsa domenica, la visione da Crognaleto della Laghetta imbiancata ci ha stregato. Eccoci allora a Cesacastina (1153 m), pronti a partire. Nevica già in paese e l'umore è nero.
Addio Laghetta!!

 Muoviamo i primi passi sotto i fiocchi. Bianco a terra, bianco il cielo, il profumo della neve nelle narici, il soffice sotto i piedi... tutte le tensioni si sciolgono. Madre Natura sa come renderci felici.

Lui, poi, è più felice che mai. La neve è il suo elemento naturale. Ci segue dal paese, correndoci intorno, incapace di trattenersi. Si lancia in fuoripista ai lati del sentiero, torna e scappa via di nuovo. Non riesco a scattargli una foto decente. Gli tocco la testa e sento che è bollente. Beato lui, con quella bella pelliccia!!!

Punta il fosso a sinistra, fermandosi in ascolto. Poi, scatta all'inseguimento di qualcosa. Chi sarà il malcapitato? Speriamo non vada a disturbare qualche capriolo. 

Torna con un topolino tra i denti, felice del bottino, che presto sparisce nella sua gola.
Come nelle favole, lo ingoia in un sol boccone.

Complimenti!!!

Per i primi fiori a sbocciare la neve non è un problema.


Anche i licheni non temono il freddo.

 
Al crocevia, il nostro amico a quattro zampe sparisce. 
Sarà stato per il richiamo della foresta o per il ricordo del padrone?

Visto il maltempo (continua a nevicare), decidiamo di non alzarci troppo di quota
e prendiamo il sentiero per la Sorgente Pane e Cacio.

Transitiamo ai piedi di venerandi faggi, con tanto di barba.

Una giornata di sole non avrebbe potuto regalarci un bosco così...


Costeggiamo per un tratto il margine alto della faggeta...


... poi, saliamo in verticale sul pendio innevato, sicuri di incontrare il sentiero che taglia in traverso. Infatti, eccolo. Per il lettore che si sta chiedendo, "Ma dove vanno questi matti con quel tempaccio?", rispondo che tanta tranquillità deriva dalla conoscenza dei posti, frequentati da tempo e in ogni stagione.

Siamo ormai giunti nei pressi della sella tra il Monte di Mezzo e la cresta della Laghetta.

Saliamo in cerca della sorgente...

... con la speranza che le nuvole si aprano a mostrarci il paesaggio intorno.

La Sorgente Pane e Cacio (1976 m) è ben nascosta sotto la neve (uff!!), e il vento forte che soffia
dalla sella ci fa desistere dal proseguire.

 
Il vento spazza via noi, ma anche le nuvole. Qualcosa si intravede.

La sella alle nostre spalle. 

Le Cento Fonti sembrano miracolosamente baciate dal sole... andiamo a vedere!!!

Invece che scendere per la stessa via, prendiamo il traverso che conduce alla Sorgente Mercurio.
La vetta del Gorzano è nascosta, mentre la Costa delle Troie mostra il suo ripido fianco.

 
Laga bella Laga... spontaneo mi sorge un ululato (silenzioso) dal cuore!!!

Forte è la sensazione di essere piccoli e sperduti... fuori dal mondo.

Ecco lo spettacolo che ci aveva ammaliato da lontano la scorsa domenica... ora siamo qui.

Siamo qui... certo, anche se il vento sta facendo di tutto per mandarci via.
La neve fresca non oppone resistenza, si lascia trascinare, scivolando sul pendio con un fruscio che fa concorrenza al canto del bosco.

Decidiamo di scendere al bivacco per rifocillarci e recuperare le mani semi-congelate.

Inaspettata si apre la vista sulla vetta del Gorzano, il posto in cui il branco è incappato la prima volta nel Lupo della Laga. Chissà che venti ci saranno lassù!!!

Vecchio e nuovo bivacco... lascio perdere ogni polemica, troppo concentrata sul pane e cacio che porto nello zaino. Il freddo comincia a farsi sentire e c'è bisogno di un po' di carburante.

Provvidenziale riparo (1759 m) nei pressi della Sorgente Mercurio.

Entriamo e finalmente troviamo un po' di tregua dalle sferzate del vento. 

 

Dopo lo spuntino, ripartiamo in fretta. L'unico modo per scaldarsi è rimanere in movimento. Scendiamo godendoci lo spettacolo degli scivoli e delle cascate.



Bosco a filo di ferro.





Vento e freddo alle spalle, possiamo rilassarci.



Lungo le sponde, sono stati collocati numerosi cartelli di allerta, che vietano l'attraversamento.
L'arenaria bagnata è davvero pericolosa.

Dopo tanto bianco, uno squarcio improvviso di cielo azzurro attira i miei scatti.

A bordo sentiero, sotto una roccia, una tana. C'è qualcuno in casa?

Visto che ci siamo, ne approfittiamo per seguire un sentiero mai fatto, che attraversa il corso d'acqua e torna a Cesacastina passando per la sinistra orografica del Fosso dell'Acero. La via è ben segnata, ma l'attraversamento troppo rischioso in questa stagione. Seguiamo un tracciolino scivoloso (sconsigliato) sulla sponda destra, che ci riporta sulla carrareccia dell'andata.

La neve fresca della mattina è già sparita.
Gambe stanche, cuore felice.

Dettaglio cartografico tratto dalla carta dei sentieri al 25.000 dei Monti della Laga.

 

Se vuoi venire in montagna con noi vai sul sito www.abruzzoparks.it
 

 

Commenti 

 
#1 PAOLO 2014-05-07 19:21
i monti della Laga non mi conoscono....e mi dispiace. Affascina la natura innevata...con il suo silenzio(....................) e la sua "morte apparente".....Tutto è nascosto e pronto a tornare là dove è stato messo.....ed avanti così senza fine....Clà,sul Gorzano dovresti mettere una bandiera. ..!Ciao.
 
 
#2 Lupaclà 2014-05-07 20:42
Essere di nuovo qui, nella tana, a leggere i commenti... sembra quasi una scappatella giocosa!!
 
 
#3 lupa melina 2014-05-08 19:54
donna di poca fede, delusa da visite improduttive, sono tre giorni che non dò uno sguardo in tana...passo stasera e, non uno, ma tre - dico tre - pacchi-dono!
Qui la primavera è finalmente arrivata, ma io non vedo l'ora di tornare sui miei monti abruzzesi. Non è mai troppo tardi per cominciare a "studiare" la Laga: questi bei racconti non fanno che stuzzicare una voglia di natura e di silenzio che si fa sempre più pressante. Un pò vi invidio (benevolmente) e ben ricordo la sensazione, strana e meravigliosa, di "vedere" attraverso la nebbia (fino a centrare perfettamente un bivacco Pelino invisibile!). Che bello...
 

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