PIZZO BADILE 31 luglio 2014 | Stampa |
Scritto da Luisa   


Nel 2002 Madrelupa , in una escursione sulle Alpi organizzata dagli amici del GEM di Mozzo(BG) che aveva come meta il rifugio Gianetti in val Porcellizzo, si innamorò del Pizzo Badile. Eccola qui, fotografata davanti all’oggetto dei suoi sogni.

 

Una vetta dal nome mitico, che riporta alla mente le imprese del grande alpinista Riccardo Cassin. Egli ne conquistò l’enorme parete Nord Est nel 1937, in tre giorni funestati dal cattivo tempo, con Ratti ed Esposito insieme alla cordata dei comaschi Molteni e Valsecchi. I comaschi purtroppo perirono per sfinimento durante la discesa per la parete Sud. La foto d’epoca ritrae Luigino (Gino) Esposito, Riccardo Cassin e Vittorio Ratti, davanti alla Capanna Gianetti, il 18 luglio 1937, due giorni dopo l’ascensione alla vetta. 

 

Questo sogno nel cassetto, ripreso in considerazione dopo ben dodici anni, è stato trasformato in gioiosa e meravigliosa ascensione per la parete Sud il 31 Luglio 2014 insieme a Lupa Rossa e Lupo Alberto; via alpinistica, per quanto denominata “via normale”, che abbiamo affrontato con la guida alpina Paolo Masa.


 
Si parte dalla Capanna Gianetti (ore 5,30), situato nel cuore dell’ampia, meravigliosa Val Porcellizzo
a 2534 m di quota.

 
Si superano le macchie di neve fino all'attacco della via che parte proprio dalla punta del nevaio alla base.

 



 
Il sole che si alza ci svela la grandiosa corona di cime alla testata della Val Porcellizzo.


 
La parete subito si impenna.

 
La via sale lungo l’orlo della cresta Sud, sempre in vista della capanna Gianetti, il puntolino rosso laggiù in basso, nella foto, sulla destra del pinnacolo roccioso.



 
L’assistenza della guida, che ci fa procedere assicurati, è davvero preziosa.


 
Il muro finale prima dell’uscita in vetta. 


 
Si esce in vetta sbucando da un passaggio fra due lastroni di granito.



 
Paolo ci scatta una foto in vetta, davanti  all’insolito aguzzo simbolo (3308 m).

 
Tentativo mal riuscito di autoscatto in vetta.

 
La vetta è praticamente una cresta di ciclopiche lastre di granito (il granito di questa montagna viene chiamato serizzo ghiandone e contiene alte percentuali di feldspato). Ci spostiamo un po’ verso Est su di essa e raggiungiamo il bivacco Redaelli, arditamente incastrato al fianco della vetta.  Il bivacco è occupato da due alpinisti che hanno raggiunto la vetta ieri dal lato Nord.



 
Dalla cresta la vista sulla val Bregaglia…

 
… sul pizzo Cengalo (3368 m) con la vetta innevata e sul monte Disgrazia in fondo.


 
La sosta per rifocillarsi. Il balcone su cui sostiamo è molto aereo. Si riesce a vedere l’azzurro del lago di Como  e la val Porcellizzo molto, molto lontana in basso.



 
Paolo ci fa scendere proprio da qui, per evitare delle macchie di neve annidate sotto la vetta, scarrucolandoci rapidamente uno alla volta.


 
La ripida parete di discesa.

 
Si raggiunge la neve alla base.

 
La maestosa vetta raggiunta ormai alle spalle.

 
Per macchie di neve e rocce scendiamo verso il rifugio, ogni tanto uno sguardo ai dintorni. 



 
Torniamo al rifugio.

 


 
… dove, il gestore, Mimmo Fiorelli, ci accoglie con un bel sorriso.

 

Bisogna conservare i sogni, non rinunciare mai, perché poi a volte si avverano!

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