IL LUPO APPENNINICO

 

Il lupo appenninico (Canis lupus italicus) è una sottospecie del lupo europeo che popola le foreste e i boschi della dorsale appenninica.
Il lupo appenninico è di dimensioni medio-grandi, lungo cm. 130-180 (testa-corpo-coda), pesa Kg. 30-50 e ha un'altezza alla spalla di cm. 60-80. Frequenta le zone più selvagge e ricche di boschi, che percorre continuamente nell'ambito del proprio territorio, alla ricerca di prede costituite da mammiferi, uccelli, rettili e anfibi. Gregario, è di abitudini soprattutto notturne iniziando l'attività al crepuscolo per concluderla appena dopo l'alba. All'epoca degli amori, che hanno luogo da dicembre a febbraio, si formano le coppie, e i legami che tengono unito il branco si allentano.
 
Identificazione
Il lupo (Canis lupus) è un carnivoro antenato del cane domestico, che del progenitore ha conservato molti caratteri. La taglia è infatti quella di un cane di medie dimensioni (30-40 Kg) caratterizzato da arti più lunghi, torace possente, testa con fronte più larga e sfuggente, occhi obliqui e orecchie erette. La natura lo ha dotato di un fisico da maratoneta: le zampe lunghe e il corpo agile gli permettono di trottare per 30 Km alla velocità di 6-10 km/h. Il collo e la testa, invece, sono quelli di un superpredatore, in quanto possiede una muscolatura potentissima per azzannare e sollevare le prede: le sue mandibole possono esercitare una pressione fino a 160 kg per cm2. Dal punto di vista fisiologico il lupo ha conservato, rispetto a quella doppia del cane, una sola riproduzione all'anno. Il mantello sfuma dal beige carico della porzione ventrale al beige-rossiccio dei fianchi fino al nerastro della larga gualdrappa che corre lungo la groppa e la coda. Il lupo appenninico presenta nel mezzo del dorso una fascia di circa dieci e più centimetri di colorito grigio-nero, data da lunghi peli bianchi alla base, grigio-bruni nel mezzo, poi ancora bianchi e terminanti di nero lucido. La lanuggine è di colore nocciola chiaro. I lati del dorso e i fianchi sono grigio-fulvicci, petto e addome fulvo-chiaro, parti interne degli arti biancastre. Testa grigia, muso grigio-fulviccio di sopra, scuro-biancastro di sotto, guance, mento e gola di colorito bianco-sporco. Collo con lunghi e fitti peli irti grigio-fulvicci limitati sul petto da una striscia bruna a mo' di collare. Orecchie alle estremità fulvo-volpine col margine lievemente più scuro, internamente bianco-grigiastre. Sugli arti anteriori una sottile striscia scura che forma una macchia nell'articolazione del piede e divide il colorito della faccia interna da quello della faccia esterna. Piedi fulvo-chiari. Coda bicolore: di sopra come il mezzo del dorso, di sotto come l'addome sfumato di fulvo alla punta con qualche anello più o meno completo nerastro e con ciuffo terminale nero o nerastro. Le femmine hanno la macchia golare bianca più estesa che nei maschi.

Il lupo dell'Appennino, nella classificazione zoologica del quale esistono tuttora controversie relative all'attribuzione del rango di sottospecie (nel qual caso la denominazione sarebbe Canis lupus italicus), è indubbiamente caratterizzato da peculiari adattamenti ecologici all'ambiente montano-mediterraneo frutto del lungo isolamento genetico. 

Comportamento
Specie territoriale con un'ampia flessibilità ecologica che permette a questo predatore di vivere in ambienti molto diversi. I lupi amano la compagnia dei propri simili e generalmente vivono in branchi dove i giovani rimangono con i genitori per almeno un anno. Le dimensioni del branco sono legate alle risorse alimentari e alle dimensioni e caratteristiche etologiche delle specie predate; talora i gruppi possono essere formati da individui di diverse generazioni solitamente discendenti da un originario nucleo familiare. L'eventualità di individui che si associno da adulti ad un branco preesistente è assai più rara. Il lupo appenninico preferisce vivere in branchi piccoli, vere e proprie famigliole, anche perché le prede abituali (cinghiali e caprioli) non sono di grossa taglia. 
Il cosiddetto "lupo solitario" esiste, ma di solito non se la passa bene e, quando può, cerca di aggregarsi ad un branco. Questi esemplari sono spesso giovani lupi in dispersione, cioè in cerca di nuovi territori da occupare.
I lupi collaborano tra di loro nelle varie attività (reperimento del cibo, esplorazione, predazione, vigilanza, etc) in maniera coordinata. Il branco è ordinato in gerarchie (maschile, femminile, tra loro interconnesse, ma anche una gerarchia giovanile in continua evoluzione); l'ordine di dominanza diventa così lo strumento per attenuare le aggressività fra individuo e individuo; il risultato è che le lotte interne al nucleo sociale arrivano raramente ad esiti cruenti. Il maschio procura il cibo alla femmina e ai cuccioli. La comunicazione interna al branco e fra i nuclei avviene attraverso le marcature odorose (urina e feci) poste in punti salienti del territorio, e le vocalizzazioni; in particolare l'ululato viene utilizzato per delimitare i propri territori o come richiamo (vai alla voce "ascolta il lupo").
 
In genere ci sono i capibranco, un maschio e una femmina, che vengono chiamati "alfa", e via via gli altri esemplari, fino al cosiddetto "omega", l'ultimo della gerarchia. In marzo solo la coppia alfa può riprodursi, in questo modo il branco può offrire cibo sufficiente ai cuccioli.

Alimentazione
L'alimentazione è quella del carnivoro puro. La dieta del lupo appenninico prevede principalmente ungulati di taglia media (cinghiali, caprioli e daini) ma, in assenza di questi, si nutre anche di animali di taglia inferiore (piccoli roditori, ecc.), carcasse e frutta. Il lupo svolge un ruolo fondamentale nell'equilibrio dell'ecosistema montano, nutrendosi soprattutto di cinghiale, sebbene sia difficile tenere sotto controllo questa prolifica popolazione. Nel Parco Nazionale della Majella è stato calcolato che un solo lupo uccide e si nutre di 25 caprioli e 15 cinghiali l'anno. 
Il lupo si è adattato alla presenza umana e così anche la sua nutrizione; in alcune zone, infatti, questi animali non ignorano i rifiuti né gli animali domestici. Quando però l'ambiente lo permette, si è visto che il lupo preferisce nutrirsi di ungulati selvatici anche nel 90% dei casi, anziché correre il rischio di attaccare animali domestici, soprattutto se protetti da cani pastore e recinti adeguati.
In Italia vengono uccisi ogni anno per scopi predatori migliaia di capi (pecore, capre, vitelli e, occasionalmente, puledri). In questa stima rientrano, tuttavia, anche le uccisioni causate dai branchi di cani tornati allo stato selvatico, che occupano la stessa nicchia ecologica del lupo appenninico ed entrano in competizione con questo predatore. Per evitare che la tutela del lupo comporti gravi perdite economiche per gli allevatori, diverse regioni hanno istituito rimborsi per i danni subiti a causa degli attacchi al bestiame.

 

Habitat
Il bosco è in realtà il luogo di rifugio, infatti il lupo grazie alla sua plasticità vive e utilizza gli ambienti più disparati. Non è raro incontrarlo anche ai margini degli ambienti antropizzati, soprattutto nei pressi delle discariche. Il lavoro dei Parchi appeninici per bonificare il territorio dalle discariche e riqualificarlo attraverso la reintroduzione di ungulati selvatici sta progressivamente facendo tornare il lupo dell'Appennino al suo ruolo originario (e corretto!) di superpredatore. 
Grazie alle sue grandi capacità di adattamento, il lupo potrebbe vivere dal livello del mare fino a grandi altezze in montagna, a patto che ci siano sufficiente cibo e luoghi sicuri per rifugiarsi (piccoli boschi, macchia mediterranea). In Italia, però, le zone pianeggianti e collinari sono quasi tutte occupate dall'uomo e non ci sono prede a sufficienza, per cui il lupo è costretto a vivere sulle montagne.
Anche in questo caso il branco ha bisogno di territori molto vasti per vivere, tra i 75 e i 100 Km2.

Segni di presenza
In inverno è più facile imbattersi nei segni di presenza, in particolare nelle impronte lasciate sulla neve. La pista del lupo è generalmente caratterizzata da una direzione costante con pochissime deviazioni; se più esemplari procedono nella neve alta è normale avere la sensazione di un'unica pista della quale si capisce che gli "autori" sono più d'uno solo quando il gruppo si divide per ispezionare meglio il territorio alla ricerca di possibili prede o siti di riposo.

                    

L'ululato è un altro indice di presenza, in particolare durante le ore crepuscolari o notturne, il periodo durante il quale è più probabile ascoltare ululati spontanei è l'inverno, prima del periodo degli amori che cade in febbraio-marzo. La tecnica del richiamo dei lupi attraverso ululati registrati, chiamata wolf-howling, è un metodo di censimento molto usato che sfrutta la tendenza dei lupi, e soprattutto dei cuccioli, a rispondere. Si usa un altoparlante munito di una traccia sonora elettronica, che viene fatta ululare più volte all'interno di una valle o sulle pendici di un monte e si rimane in attesa di una risposta. Così si può capire quanti lupi compongono un branco e se vi sono cuccioli, riconoscibili per il timbro di voce più sottile.
L'attacco su prede domestiche può essere ricondotto al lupo solo se simultaneamente accompagnato dal rinvenimento di altri segni di presenza. Anche gli escrementi possono essere riscontri di presenza, ma vanno diagnosticati attentamente. Gli escrementi del lupo, che contengono tutto ciò che il predatore non riesce a digerire (peli e ossa delle prede), si usano per capire quali sono le preferenze alimentari del lupo. 

Avvistamento
Il lupo viene definito un animale sfuggente con abitudini tipicamente notturne pertanto non è facile imbattersi nella sua presenza, anche se a volte basta solo un po' di fortuna per osservarlo in località e orari del tutto inconsueti. 
Il lupo italiano si è adattato a vivere a stretto contatto con l'uomo, e per sfuggirgli concentra le sue attività soprattutto di notte, quando va a caccia. Di giorno si rifugia nel luogo più appartato del bosco, dove si limita al riposo, al gioco e solo a piccoli spostamenti.

Durata della vita
Come per tutti gli animali selvatici è necessario distinguere tra durata della vita in condizioni naturali e di cattività. In natura può arrivare a 8 - 10 anni, in cattività anche a 14-15, poiché il consumo della dentatura (elemento fondamentale per la sopravvivenza di un predatore) varia fortemente a seconda degli stress fisici che l'animale subisce durante i tentativi di predazione (ovviamente inesistenti o quasi in cattività) e inoltre il generale consumo energetico connesso al reperimento del cibo è molto alto in natura e sostanzialmente nullo in cattività. 

Riproduzione
Il corteggiamento avviene durante i primi mesi dell’anno, mentre l’accoppiamento durante la seconda metà di marzo. La gestazione dura circa due mesi e il numero di nuovi nati varia a seconda dell'età della madre: dai 2 ai 6 cuccioli (anche se la mortalità dei piccoli è molto alta).

 
(Non so se questo cucciolo è un lupo appenninico)

Popolazione
Fino alla fine del XIX secolo, questo mammifero era ampiamente diffuso sui monti ed in pianura.
Dagli inizi del '900 iniziarono le persecuzioni nei confronti di questo animale. In un breve arco di tempo, la popolazione diminuì drasticamente e il lupo scomparve definitivamente dalle Alpi, dalla Sicilia e, negli anni successivi, anche negli Appennini si riscontrò un forte calo del numero di individui.
Dopo la seconda guerra mondiale la situazione divenne sempre più grave, e il numero dei lupi appenninici si ridusse fino a toccare il minimo storico documentato negli anni '70.
Nel 1972 Luigi Boitani ed Erik Zimen furono incaricati di eseguire la prima indagine italiana sulla situazione del lupo appenninico svolta con una metodologia sistematica: prendendo come riferimento un'area che si estendeva dai Monti Sibillini (a nord) fino alla Sila (a sud), essi stimarono il numero complessivo degli esemplari in 100-110 al massimo.

La ripresa
A partire dagli anni '70 vennero attuate le prime politiche di conservazione, che favorirono l'aumento della popolazione. Nel 1971 partì la campagna del Parco Nazionale d’Abruzzo e del WWF significativamente chiamata "Operazione San Francesco" e nel 1976 vennero promulgate le prime leggi di conservazione. Nei primi anni '80 una nuova indagine stimò il numero degli esemplari in circa 220-240 individui, in espansione. Negli anni '90 nuove stime portarono il numero a circa 400 lupi, con in più il ripopolamento di zone, come le Alpi Occidentali, dalle quali questi animali erano scomparsi da quasi un secolo.
La popolazione odierna conta, secondo le ultime stime, circa 1.200 esemplari.
Tuttora persistono campagne di persecuzione, attraverso il bracconaggio, che utilizza principalmente armi da fuoco, bocconi avvelenati e lacci. Si tratta in ogni caso di comportamenti illegali, perché tutte le Leggi Regionali sulla caccia tutelano senza eccezioni il lupo e, a livello nazionale, esso è specie integralmente protetta.
Uno dei maggiori pericoli a cui è esposto attualmente il lupo appenninico è l'ibridazione, causata dall'accoppiamento con cani rinselvatichiti, con conseguente corruzione del patrimonio genetico di questo animale.
Il lupo, oggi, è presente sull'intera catena degli Appennini e sulle Alpi Occidentali. Il maggior numero di branchi ed esemplari è presente in Abruzzo, con i nuclei principali nell'area del Parco Nazionale omonimo e nei settori a cavallo tra il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, il Parco Nazionale della Majella ed il Parco Nazionale dei Monti Sibillini; il territorio di questa regione, inoltre, grazie alla presenza di efficaci corridoi faunistici è l'unico in tutto l'Appennino a permettere spostamenti est-ovest.
Autoctone solo le popolazioni che vivono a cavallo tra la Basilicata e la Calabria nel Parco Nazionale del Pollino. Da qualche anno si registra inoltre la presenza di alcuni esemplari di Canis lupus italicus in Svizzera, Valle d’Aosta e Lombardia. Altri individui erratici sono stati avvistati anche sui Pirenei. È infine probabile il ricongiungimento della popolazione del lupo appenninico con la popolazione del lupo sloveno: alcuni esemplari sono stati infatti segnalati nel Friuli Venezia Giulia a partire dal 2000. Nel 2009 sulle Dolomiti è stata trovata la carcassa di un lupo, morto per cause naturali.  Le uniche regioni d'Italia dalle quali il lupo non è mai scomparso sono Basilicata, Calabria e Abruzzo, dove, all'interno delle foreste del Pollino, Sila, Aspromonte e Parco Nazionale d’Abruzzo, ha potuto proseguire la sua vita in relativa serenità e isolamento.

Lupi e cani
Da quando, circa 17.000 anni fa, ebbe inizio la domesticazione del lupo, le strade di questo animale e del suo derivato domestico, il cane, si sono sviluppate su rami divergenti. Le tecniche di caccia di questi due canidi appartenenti alla stessa specie, sono completamente diverse.
Il lupo organizza battute con grande coordinamento del branco; spesso isola un esemplare vecchio o malato dal resto della mandria e lo finisce con un morso alla gola eseguito con chirurgica precisione. Solo nel caso degli ungulati più grandi, i lupi effettuano inseguimenti anche di lunga durata, e tentano di mordere l'animale agli zoccoli, ai fianchi o alla testa.
I cani rinselvatichiti, invece, mancano della capacità di coordinamento del branco. Spesso sono capaci di uccidere soltanto le prede più piccole, come pecore o capre, aggredendole ai quarti posteriori o al ventre e iniziando sovente a mangiare le malcapitate bestie mentre sono ancora vive; sono tuttavia in grado di abbattere anche cinghiali o montoni maschi contando sul numero e sulla persistenza dell'attacco. Inoltre i branchi di cani rinselvatichiti, a differenza dei branchi di lupi, qualora attaccano un gregge mancano della capacità, anche per assoluta mancanza di coordinazione, di limitare l'attacco alla sola necessità alimentare, disperdendo gli animali in un vasto raggio ed uccidendone un gran numero. Il danno causato dai loro attacchi alle greggi è assai consistente e l'abbandono di carcasse semidivorate sui pascoli incrementa la diffidenza degli operatori del settore zootecnico nei confronti dei lupi, con i quali vengono sovente confusi. Questi comportamenti e l'ibridazione fanno del cane selvatico la principale minaccia per la sopravvivenza del lupo.
 

 

Cause di estinzione
Le principali cause di estinzione del lupo sono:
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La caccia condotta con ogni mezzo: fucili, bocconi avvelenati, tagliole e lacci.
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La riduzione degli ambienti adatti e la scomparsa dei grandi erbivori selvatici dei quali il predatore si nutre.
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La competizione per il cibo con cani selvatici e volpi.
*        L’invasione umana degli ambienti una volta più inaccessibili. 

Proposte per la protezione 
Le principali misure da prendere con urgenza per evitare l’estinzione del lupo sono state studiate dall’equipe del WWF e sono le seguenti:
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L’applicazione rigida delle leggi che vietano la cattura, l’uccisione e la detenzione di questi animali e l’impiego dei bocconi di carne avvelenata.
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La creazione di “ristoranti” per i lupi negli ambienti più poveri di fauna selvatica, in modo da evitare che essi aggrediscano il bestiame domestico.
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L’istituzione di fondi per il risarcimento dei danni provocati dai lupi alle greggi.
*        La reintroduzione di cervi, camosci, caprioli e daini nelle zone adatte.
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La sensibilizzazione delle popolazioni locali ai problemi del lupo in Italia.
*        La lotta ai cani randagi e inselvatichiti.

 

IL LUPO COME SIMBOLO

La figura del lupo ha fatto nascere un infinito numero di leggende, come quelle sui licantropi, gli uomini lupo, che durante la luna piena si trasformano in lupi per vagabondare nella notte.
La combinazione tra lupo e uomo corrisponde al binomio "istinto-ragione". Dall'istinto viene la forza e il coraggio di un guerriero. Questa trasformazione avviene nella notte, quando si risveglia la paura ancestrale del buio. La bestia prevale e l'uomo che si trova a contatto con essa perde il controllo di se stesso e si lascia andare all'istinto.
Il lupo ha caratteristiche che i guerrieri dell’antichità volevano acquisire e per questa ragione si ricoprivano ritualmente con una pelle di lupo. Questa usanza costituisce probabilmente l'origine delle leggende relative ai lupi mannari. I guerrieri lupo cercavano di impossessarsi delle caratteristiche del lupo, indispensabili ad ognuno di loro; con bevande inebrianti raggiungevano uno stato di ebbrezza quasi estatico. L’abilità, il coraggio, la resistenza e l’ardore si accrescevano in stato di trance e permettevano loro di avere una prestazione superiore al normale.
Per quanto riguarda altre tradizioni, anche i Celti usavano indossare un elmo a forma di una testa di lupo. Molti dei celtici compaiono inoltre sotto l'aspetto di lupo.
In Egitto il dio-lupo era Oupouaout, di Licopodi, città dei lupi, era detto sia "terrore delle strade" sia "colui che apre i cammini". In alcune leggende il lupo accompagna l'uomo nell'aldilà.
Il dio etrusco dei trapassati aveva le orecchie di lupo, mentre nella mitologia greca Ade è rivestito di un mantello di pelle di lupo. Naturalmente il lupo era sacro ad Ares, così come per i Romani era sacro a Marte e per i Nordici ad Odino.
Il lupo e l'aquila sono un'emblema delle legioni romane, nonchè è una lupa ad essere il simbolo di Roma.
In Roma antica alcuni riti erano compiuti da sacerdoti travestiti da lupo. Le feste erano detti Lupercali (o Lucerci), festeggiamenti che cadono nel mese di febbraio sopra al Palatino in una grotta detta Lupercal, in onore del fauno Lupercus, protettore del gregge dai lupi. In questa caverna si pensava che vi fosse il covo della lupa che aveva nutrito Romolo e Remo. La parola “lupa” a Roma significava inoltre prostituta, ed è forse per questo che le lupe sono simbolo di fecondità e ricollegabili alla Luna.
Nella Mitologia Nordica ci sono diverse figure di lupi: Skoll (inganno) e Hati (Odio) rincorrono rispettivamente il Sole e la Luna e alla fine dei tempi li divoreranno. Geri (il famelico) e Freki (il vorace) sono i lupi fedeli ad Odino e si allietano per i bocconi che il dio dona loro.
Il Lupo è nelle diverse mitologie un simbolo per le forze del caos e per le forze che giacciono nel subconscio e quindi di forze difficili da controllare ma che se sono controllate e sfruttate sono fonte di elevazione. E' un simbolo di potere in quanto emblema di coraggio, eroismo, resistenza, intelligenza.
Nell'ambito della simbologia relativa al lupo possiamo accostare quella del cane. Entrambe sono infatti molto affini. Nella mitologia nordica Garm ("colui che ulula") è il migliore fra i cani, ed è legato presso l'ingresso di una caverna abitata da forze oscure e da anime dei defunti, un po' come il Cerbero greco. Inoltre il cane con il suo comportamento può avvertire o preannunciare una situazione pericolosa. Per i Celti il cane ha funzione di accompagnatore di divinità, di protezione, di spirito custode e di guardiano del regno dei morti.
Nel Medioevo il Lupo è inteso non più come una figura a cui ispirarsi nel combattimento, ma come figura negativa e solo predatrice, testimone delle riunioni delle streghe, personificazione di demoni, legata a forze oscure e maligne, personificazione di tutti i peggiori vizi dell'uomo: ingordigia, cattiveria, meschinità, slealtà. Tuttavia gli ecclesiastici di quei tempi non condannavano esageratamente la licantropia, ma la vedevano più come una malattia. Alcuni inquisitori parlavano di una malattia detta "insania lupina". E' nel Medioevo che si sviluppò il mestiere del "luparo", un cacciatore specializzato nell'uccisione dei lupi.
Il lupo fu descritto in passato in alcune enciclopedie in maniera estremamente negativa, evidenziando la malvagia espressione dei suoi occhi, la sua fame, la sua brama; egli è istintivo e ricorre difficilmente all'astuzia. La presentazione del lupo non cambia nei testi naturalistici del XIII - XIX secolo, dove si mette in luce addirittura il suo carattere antropofago.

 

 


In Abruzzo il lupo non è mai scomparso ed è sempre rimasto vivo il rapporto di conflitto e ammirazione nei confronti di questo grande predatore, tanto che nella Statistica del regno di Napoli del 1811 alcuni testi testimoniano la lotta spietata che si praticava per liberare le nostre provincie dalla presenza infestante di questo animale nocivo. Nel mese di giugno pastori e contadini organizzavano vere e proprie battute di caccia per sorprendere le lupe nelle tane e ucciderne i cuccioli. Ai cacciatori, muniti di tagliole e grossi mastini andava un premio per ogni lupo ucciso, più la riconoscenza dei contadini e dei pastori della zona.
Un'altra testimonianza meno cruenta sono i toponimi riferiti al lupo, come i paesi di Civitaluparella, Luppoli, Case Lupi, Vallelupo, o come sul Gran Sa
sso il "Dente del Lupo", oltre a decine di "Valle Lupara", "Passo del Lupo", ecc.

 


La figura del lupo ricorre anche in molti proverbi regionali.
Chi pècure se fa, lo lòpe se la màgne.
Ognunu lo sè, e le pecure aju lupe.
Ugnun' a ll'àrta sè, e lu lope a le pècure.
La fame e la neve caccia lu lope da la mundagne.
Nen ba la pèlle de lu cane sènza quèlle de lu lope.