Tre giorni sulla MAIELLA - 19-21 agosto 2010 | Stampa |
Scritto da Luisa   

 

I lupi sono dispersi e Madre Lupa ne approfitta per fare una full immersion nella sua amata montagna.
Caricato lo zaino con sacco a pelo, fornellino e viveri per tre giorni (18 Kg), si parte.
La copertura della Madonnina del Block Haus è stata ristrutturata; sembra un piccolo chalet di montagna.

L’avvicinamento su Scrima Cavallo.

Dal monte Focalone (m.2676) vista su monte Amaro, il rifugio Manzini e il Secondo Portone.

Valle delle Mandrelle e i robusti fianchi di monte S. Angelo.

Primo Portone e Cima Pomilio (m.2568).


Secondo Portone, monte Rotondo e monte Pescofalcone.

Sulla vetta a lama di coltello di monte Rotondo (m.2658), pausa per il pranzo e lunga rilassante sosta per ammirare le vette circostanti e le due profonde valli laterali che confluiscono nella valle dell’Orfento.



Dalla vetta di monte Rotondo, Cima Pomilio e monte S. Angelo.

Il lungo prolungamento detritico verso la valle dell’Orfento.

Monte Acquaviva.

La comba detritica fra monte Rotondo e monte Pescofalcone.

Si riparte. In questo paesaggio immenso e incantato sono un minuscolo atomo perfettamente integrato,
ma vivo, mobile e pieno di energia.
Dal Secondo Portone da sin. monte S. Angelo, valle Cannella e, in fondo, cima dell’Altare.

Monte Amaro e, in basso, il rifugio Manzini.



Arrivo al rifugio alle 16,00. Non c’è nessuno. Faccio le grandi pulizie e sistemo le mie cose.



Poi parto all’esplorazione dei dintorni. Questa è la traccia che seguirò domani per salire al monte Amaro.


Il sole è basso e le ombre si allungano. Si è alzato un gran vento che raffredda e ulula fra le rocce. Aspetto il buio in questa perfetta solitudine. Una grande serenità mi invade la mente. Rientro al riparo in questo solido rifugio e, candela e frontale accese, mi cucino una minestra calda che mi sembra speciale. Gesti semplici in questo ambiente ormai familiare. Lavarsi i denti, prepararsi per la notte, bere una tazza di camomilla calda e poi nel sacco a pelo. Buona notte madre Maiella!

La mia sveglia naturale non fallisce mai! Ore 6,30. Il sole sbuca da dietro monte S. Angelo e bagna la valle con la sua luce calda.



Colazione con caffè e biscotti, si rimonta lo zaino e si parte. Prima destinazione: monte Amaro. Saluto il rifugio e affronto lentamente la traccia che sale ripida verso m. Amaro. Lo zaino è ancora pesante e i miei muscoli sono freddi. Mi guardo intorno.



All’improvviso lo vedo. Il bivacco Pelino brilla al sole mattutino come una coccinella.

Hanno finito di risistemarlo appena una settimana fa ed è tutto luccicante di nuovo e di pulito.
Sembra un prezioso bottone laccato sulla vetta di monte Amaro (m.2793).




Si domina l’affascinante valle di Femmina Morta punteggiata di doline.

Mi trattengo un po’. In lontananza c’è un velo di foschia. A valle deve esserci stato un gran caldo stanotte. Nel rifugio c’erano 12°C, naturalmente fuori dal sacco a pelo. Gironzolo nei dintorni. Ho tutta la giornata davanti, sono appena le 9,00. Una puntatina a Grotta Canosa.

Laggiù, oltre Piano Amaro, le massicce sommità dei monti S. Angelo e Acquaviva.

Poco a destra lo spuntone roccioso dell’Altare dello Stincone che sbarra in alto la valle di Taranta, e, azzurrini all’orizzonte, i Pizzi di Palena.

Decido all’improvviso di salire su monte Macellaro e poi, di lì, scendere all’Altare dello Stincone.
L’avvicinamento alla vetta arrotondata di monte Macellaro.

La vetta è questa. Nessuna croce e nessun segno preciso. Vado un po’ su e giù e il mio altimetro mi dà conferma (m.2646).

Oltre la cresta su valle di Femmina Morta si scorgono il monte Morrone e il monte Rotondo (del Morrone).

Già ieri ho trovato molte stelle alpine, ma sul versante da monte Macellaro verso la valle di Taranta ce n’è una moltitudine tale, inframmiste a semprevivo ragnateloso fiorito, che fatico a non calpestarle.


Questa zona un po’ disconosciuta della Maiella ha il potere di meravigliarmi, ogni volta che la raggiungo, per la sua immensità. Ci sono grandi valli interne, invisibili se non vi si entra dentro, insospettabili. Questa è attraversata da un sentiero che conduce a monte Amaro proveniente dal rifugio Macchia di Taranta. Questo “ometto” è in realtà più alto di un uomo!



L’avvicinamento all’Altare dello Stincone e, alternando, ciò che si vede a destra e a sinistra. Mi rammarico in momenti simili di non avere un grand’angolo con cui poter catturare una visione più allargata di questi ampi panorami.





Il punto più alto dello Stincone (m.2431) con in fondo l’inizio della parte alta della valle di Taranta.



In alto, molto lontana, la vetta di monte Amaro.

Da qui risalgo verso Piano Amaro.


L’Altare dello Stincone da cui mi allontano e, dietro, la doppia vetta di monte Porrara.

All’improvviso mi ritrovo, molto prima di quanto mi aspettassi, sulla cresta che domina la valle di Macchia Lunga.

Monte Amaro sbuca in alto da Piano Amaro.


Man mano che percorro l’orlo di Piano Amaro fino a Cima dell’Altare scopro sotto di me monte Tarì, il lago S. Angelo, cima della Stretta, Piano la Casa e i robusti fianchi di monte S. Angelo.

L’unico essere vivente incontrato oggi: un cavallo su Piano Amaro.


Continuo sull’orlo fino a Cima dell’Altare (m.2542), da cui si domina la sottile spalla detritica che si protende dalla vetta fin dentro la valle.



Dal Piano Amaro ridiscendo dentro valle Cannella che ammiro dall’alto con tutta la sua complessità di doline, alcune di centinaia di metri di diametro.




Mi rifugio in una dolina dal fondo erboso per ripararmi dal forte vento che non mi ha dato tregua per tutto il giorno. E’ ora di pranzo, sono le 14,00. Mi preparo pane con olio, pomodorini e scaglie di parmigiano. Seduta nella conca fiorita mi gusto questo semplice pasto trovandolo il più gustoso di tutta la mia vita. Per finire un cioccolatino e una buona bevuta. Poi, per digerire bene, semisdraiata sulla stuoia, tolgo gli scarponi e chiudo gli occhi. La mente vuota pervasa di beatitudine. Una sensazione di freddo mi risveglia di colpo. Stavo sognando. Sono quasi le 16,00, si è rannuvolato e dalla nuvolaglia pendono delle frange scure per niente rassicuranti. Vuoi vedere che prendo la pioggia! Avevo progettato di pernottare al Pelino, ma considero che il rifugio Manzini è più vicino e meglio dotato, per cui cerco di coprire, rapidamente per non bagnarmi, il dislivello che mi separa da esso. Arrivo giusto in tempo. Dopo pochi minuti piove a vento e mi sembra di essere tornata a casa. Apro gli scuri e mi preparo un infuso di buccia secca di limoni, che mi gusto guardando la pioggia dalla finestra.

 


Il buio arriva rapidamente. Cena a base di risotto e Simmenthal. Poi studio un po’ la cartina della Maiella 1:25000. Controllo il mio percorso di oggi e preparo quello di domani. Un po’ di pulizie personali. Stare da soli nel rifugio permette di lavarsi e cambiarsi tranquillamente. Poi nel sacco a pelo. Buona notte Maiella!
Sveglia naturale alle 6,35. Colazione, si riempie lo zaino, si chiudono gli scuri del rifugio e si parte.
Oggi lo zaino è decisamente più leggero.

Mi dirigo verso la sella fra m. Amaro e cima Tre Portoni. Mi alzo di livello e trovo sul sentiero un magnifico minerale.


Sulla sella gironzolo un po’ e verifico che nella grande dolina presente sul piano sotto m. Amaro è ancora presente neve che non scioglie mai (qualcuno lo definisce il piccolo ghiacciaio del m. Amaro).



Verso cima Tre Portoni.


M. Amaro dalla vetta Tre Portoni (m.2673).

Mi dirigo verso la vetta di m. Pescofalcone che posso raggiungere scendendo sulla sella che chiude in alto la rava del Ferro. Intanto faccio un incontro.


Una visione d’insieme dei tre portoni.

Qui in basso l’immensa testa di valle Cannella.

La mia ombra sulla sella e, nel varco, il monte Morrone.

Dalla vetta di Pescofalcone (m.2657), da sin. m. S. Angelo, Cima dell’Altare, cima Tre Portoni.

Dalla vetta, monte Amaro e, in basso, la rava del Diavolo alla testa della valle dell’Orfento.


L’accesso da cima Tre Portoni al sentiero del terzo portone (sembra un gioco di parole). Poco più in la c’è l’ingresso, a m.2620, alla grotta dei Tre Portoni che i gruppi speleo di Chieti e di Ancona hanno negli scorsi anni faticosamente liberato dai detriti da cui era occlusa fino a notevole profondità.



Sono ritornata su Cima Pomilio e mi dirigo verso m. S. Angelo di cui nei giorni scorsi ho ammirato i robusti fianchi sulla valle Cannella.



Due segni gialli indicano fra le rocce l’accesso alla vetta. Monte S. Angelo (m.2669).




Su m. Amaro volteggia un elicottero, ma non atterra e, dopo un po’, si allontana.

Uno sguardo dentro valle delle Mandrelle. Incominciano ad addensarsi le nuvole.

Da m. Focalone verso m. Acquaviva (m.2737). C’è un camoscio che mi osserva da lontano. Soltanto sul primo portone che ho appena superato ho incontrato un piccolo “branco” di umani, dopo circa due giorni di assoluta solitudine. Devo essere sincera, non mi sono mancati!



Fra le nuvole intravedo Cima Murelle e valle Forcone.

Ormai la visibilità è scarsa ed è ora di sosta per il pranzo. Allargo verso il bivacco Fusco.

Ha la porta divelta e l’interno è disastrato. Incuria e vandalismo. In montagna i rifugi sono preziosi e tutti dovremmo prendercene cura poiché a volte servono a sopravvivere. Mi duole dentro, ancora di più dopo aver trascorso due giorni di serenità incantata.


Pranzo con pane, olio, pomodorini e tonno. Ormai le nuvole ci sono addosso.

Mi spiace chiudere questo racconto con questa sensazione negativa che mi sono portata dentro fino al rifugio Pomilio, dove ho lasciato la Panda. Il ritorno, come sempre a piccolo trotto, immersa nella nuvolaglia bianca, ha avuto un sapore di irrealtà; una specie di passaggio per l’infinito a separare un mondo incantato dalla realtà quotidiana.

Cari amici lupi, mi duole che vi siate persi questo bel giro, rilassante ma nutrito di vette:
ben 11 in tre giorni!

Se vuoi venire in montagna con noi vai al sito www.abruzzoparks.it  

 

 

Commenti 

 
#1 Lupaclà 2010-09-10 09:32
Complimenti, regina degli altipiani!
Ma cosa hanno messo all'ingresso del Pelino?
 
 
#2 madrelupa 2010-09-16 11:10
Lupaclà, non fare domande impertinenti!
 
 
#3 madrelupa 2011-01-25 15:20
Sembra che questa relazione sia molto gettonata. Dev'esserci qualcun altro o molti altri che, come me, amano la Majella. A voi majellari, un caro saluto!
 
 
#4 Tommaso 2011-04-08 10:49
Questo e' molto ma molto di piu' di un semplice amare la montagna , quello che hai fatto e' bellissimo , veramente da pochi .
 
 
#5 Bugs Bunny 2013-10-03 07:14
Luisa, i miei complimenti per il coraggio, e per le fotografie .....
grandiosa veramente
Marco
 

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